B.R.I.L.A.

Bureau for Recovering and Investigating Iraqi Looted Antiquities

B.R.I.L.A. 2000-2002

Poco dopo la guerra del Golfo del 1990-1991 una commissione internazionale di archeologi, storici, filologi entrò in collaborazione con le autorità irachene per arginare il problema del commercio illegale di antichità provenienti dai musei e dai siti dell’Iraq: una piaga che fino ad allora il Paese non aveva conosciuto così drammaticamente. Il primo esito di questa collaborazione con lo State Board of Antiquities and Heritage of Iraq fu l’uscita di tre fascicoli, rispettivamente a cura della American Academic Research Institute in Iraq, precedentemente nota come The American Association for Research in Baghdad (Mc G. Gibson, A. McMahon, Lost Heritage: Antiquities Stolen from Iraq'sRegional Museums, Fascicle 1, Chicago 1992), della British School of Archaeology in Iraq (H.D. Baker, R.J. Matthews, J.N. Postgate, Lost Heritage: Antiquities Stolen from Iraq's Regional Museums, Fascicle 2, London 1993) e dell’Institute for Cultural Studies of Ancient Iraq della Kokushikan University (H. Fujii, K. Oguchi, Lost Heritage: Antiquities Stolen from Iraq's Regional Museums, Fascicle 3, Tokyo 1996, 1 volume).

A partire dal 2000 il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l'Asia riprese i dati raccolti in queste pubblicazioni con l’intento di costituire un database delle antichità trafugate dai musei regionali iracheni atto ad essere continuamente aggiornato. Grazie alla preziosa collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dell’Arma dei Carabinieri (già Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale) una banca dati, seppure con accesso ristretto, venne compilata e fu messa sulla rete negli anni seguenti.

Questa prima fase del progetto B.R.I.L.A. ha riguardato esclusivamente gli oggetti trafugati dai musei regionali dell’Iraq (Basra, Kufa, Babilonia, Maysam, Qadissiya, Assur, Kirkuk, Dohuk, Suleimaniyeh) fino al 2002: come è noto, infatti, l’Iraq Museum di Baghdad non subì danni durante o dopo la prima invasione delle truppe americane nel Paese. Il lavoro di raccolta dati e compilazione si è interrotto allo scoppio della seconda guerra del Golfo, quando si è aperto un nuovo e triste capitolo per il patrimonio culturale iracheno.

B.R.I.L.A. 2003

Un elenco compilato dai Carabinieri nel settembre-ottobre 2003 raccoglieva una lista di oggetti trafugati dal Museo di Baghdad durante i saccheggi dell’aprile 2003: da questa originaria lista furono eliminati i record relativi agli oggetti recuperati (per la verità un numero esiguo).

Nel dicembre 2003, in soli cinque giorni fu compilata nei locali del Museo di Baghdad una lista di oggetti recuperati al suq di Baghdad fra l’estate e l’autunno di quell’anno grazie all’intervento degli esperti del Centro Scavi, prevalentemente di sigilli a cilindro e vagli di collana su cui era ancora visibile il numero di inventario dell’Iraq Museum (IM).

B.R.I.L.A. 2004-2005 (B.R.I.L.A. Jordan)

Fra l’aprile del 2003 e l’ottobre del 2004, le autorità doganali e di polizia della Giordania confiscarono oltre 1300 reperti archeologici in larga parte provenienti dall’Iraq, comprendenti tra gli altri una testiera in avorio inclusa nella “top 30 list of missing Iraqi artefacts” stilata dall’FBI. In occasione dei corsi di formazione per i restauratori del Museo di Baghdad (dicembre 2004-febbraio 2005), gli archeologi del Centro Scavi provvidero alla schedatura e alla catalogazione di tali materiali, conservati nei magazzini del Dipartimento di Antichità di Amman, creando il database denominato B.R.I.L.A. Jordan. Tale schedatura ha portato alla pubblicazione del volume An endangered cultural heritage: Iraqi antiquities recovered in Jordan (Monografie di Mesopotamia, VII, a cura di R. Menegazzi).