Istituti italo-iraqeni a Baghdad

Il programma scientifico che nel 1963 ha portato il Centro Scavi in Iraq, incentrato sui rapporti fra la civiltà greco-romana e quelle orientali, è stato rapidamente affiancato da altre ricerche che hanno affrontato gran parte delle problematiche legate allo sviluppo delle antiche civiltà mesopotamiche. In questo quadro si è fin dall’inizio delineata l’impostazione metodologica che contraddistingue ogni attività sul campo del Centro, improntata alla collaborazione con le autorità locali per la gestione ottimale sul piano tecnico e sociale del patrimonio culturale. Questo atteggiamento si è concretato ufficialmente nel 1969 con la formale creazione, attraverso un protocollo tra i due Paesi, dell’Istituto Italo-Iracheno di Scienze Archeologiche e del Centro Italo-Iracheno per il Restauro dei Monumenti, esempio di collaborazione internazionale paritetica che ha visto un concreto impegno nel settore archeologico e in quello della conservazione e del restauro.

Negli anni, gli istituti hanno promosso campagne di studio, rilievo architettonico e fotogrammetrico, interventi di progettazione, restauro e conservazione su alcuni dei più importanti monumenti e siti iracheni e interventi volti al recupero dei materiali trafugati dai musei regionali iracheni dopo la prima guerra del Golfo (progetto B.R.I.L.A.). Le loro attività sono state sospese nel 2003, dopo i saccheggi subiti nel corso dei disordini che hanno accompagnato caduta del regime di Saddam Hussein. Inaugurato nel 2016 nel cuore della città vecchia, il Centro Culturale Italo-Iracheno per le Scienze Archeologiche e il Restauro di Baghdad è oggi l’erede dell’Istituto Italo-Iracheno di Scienze Archeologiche e del Centro Italo-Iracheno per il Restauro dei Monumenti.

Ctesifonte

Progetto: Rilievo fotogrammetrico e restauro del Taq-Kisra (Palazzo di Cosroe)
Sito: Salman Pak (Ctesifonte)
Responsabili: Giorgio Gullini, Andrea Bruno, Roberto Parapetti

La città di Ctesifonte è localizzata sulla riva sinistra del Tigri (circa 20 km a sud-est di Baghdad), nelle vicinanze dell’odierno villaggio di Salman Pak, di fronte a Seleucia. Il sito è famoso per i resti di un’enorme sala voltata (26 m di luce e 31 m di altezza), il Taq-Kisra o palazzo di Cosroe II, re della dinastia iranica dei Sasanidi, che succedette dal 224 a quella dei Parti. La città fu presa dagli Arabi nel 637 e si tramanda che la famosa sala raccolse in preghiera i conquistatori. Nel 763, quando il califfo al-Mansur fondò Baghdad, nuovo centro politico e amministrativo dell’Islam, la città fu abbandonata. La facciata in mattoni della grande sala aperta verso oriente su una grande corte si conservò fino alla fine del XIX secolo, quando crollarono la metà settentrionale della facciata e l’arco centrale. Sopravvive tuttora gran parte della volta a botte parabolica, costruita secondo l'antica tecnica mesopotamica in mattoni cotti senza centina portante, e la semifacciata sud priva solo del coronamento. Nulla resta del magnifico apparato decorativo celebrato dalle fonti.
A partire dal 1964 la Missione Italiana a Seleucia ha condotto saggi di scavo nel palazzo di Cosroe e ne ha eseguito il rilievo, realizzando il rilevamento fotogrammetrico dell’intradosso della volta, dei resti della fondazione e dello spiccato della struttura crollata, e intraprendendo lavori di restauro conservativo delle superfici. Nel 1966 fu presentato alla Direzione Generale delle Antichità un progetto di restauro di A. Bruno (non realizzato) per il consolidamento della semifacciata superstite, tale da consentire l’eliminazione del contrafforte costruito senza successo allo stesso fine nel 1942 e dell’improprio zoccolo in cemento armato costruito nel 1922 alla base della medesima.

‘Aqar Quf

Progetto: studio del sito di ‘Aqar Quf e rilievo fotogrammetrico della ziqqurrat
Sito: ‘Aqar Quf
Responsabile: Giorgio Gullini

‘Aqar Quf, a 20 km a sud-ovest di Baghdad, è il nome moderno del sito dell’antica Dur-Kurigalzu, città fortificata e residenza dei re della dinastia Cassita nella seconda metà del II millennio a.C. Della città, fondata da Kurigalzu I (1415-1390 a.C.), sono meglio noti i resti di tre templi e del palazzo, solo in parte portati alla luce, dominati dalla mole della grande ziqqurrat, l’edifico a terrazze del tempio principale. I resti del monumento con base quadrata di 80 m di lato conservano la spessa fodera in mattoni cotti per 8 m di altezza e il nucleo in mattoni crudi fino ad un massimo di 47 m. Una rampa di scale sull’asse del lato sud doveva dare accesso alla terrazza in sommità e due altre rampe sugli angoli dello stesso lato davano accesso alla prima delle terrazze
Nel 1968 il Laboratorio di Fotogrammetria del Centro Scavi ha realizzato il rilevamento fotogrammetrico dei quattro lati del monumento (C. Sena, Politecnico di Torino). La distribuzione nella struttura del nucleo, che ancora conserva strati di stuoie, dei tiranti in fibra vegetale per la distribuzione dei carichi e delle canalizzazioni per l’aerazione della massa, evinta dai grafici di restituzione fotogrammetrica, ha condotto a riconoscere le quote delle tre originarie terrazze, sulla sommità della più alta delle quali doveva sorgere un tempio. Sulla base della rastremazione dei paramenti esterni conservati e della pendenza delle scale è stato possibile completare, con buona approssimazione, una ricostruzione dell’aspetto originario del monumento.
Sulla base degli studi fatti sulla ziqqurrat grazie al completo rilevamento fotogrammetrico, nel 1975 venne proposto alla Direzione Generale delle Antichità un progetto, non realizzato, per la conservazione dei precari resti in mattone crudo del nucleo del monumento. Il progetto prevedeva la realizzazione di una struttura in acciaio chiusa da elementi trasparenti che riproducesse le forme e i volumi dell’edifico antico, al cui interno realizzare percorsi di visita.

Mosul

Progetto: Restauro del Minareto al-Hadbah
Sito: Mosul
Responsabile: Andrea Bruno

Il minareto adiacente alla Grande Moschea di Mosul (Jama’ an-Nuri) e popolarmente noto con il nome di “hadbah”, pendente, fu edificato durante il regno degli Atabeg di Mosul (XII-XIII secolo). La ragione di tale deformazione è stata attribuita alla plasticizzazione della malta gessosa usata come legante dei mattoni, con cui è interamente costruito, sottoposta ai venti dominanti da N-O nella zona. Seppure in grado minore, a Mosul due altri minareti mostrano lo stesso fenomeno. Al-Hadbah è a fusto cilindrico, alto 48 m compreso il dado di base di 6 m, ed è dotato di una scala a chiocciola interna che raggiunge la loggia sotto la lanterna. Nel 1967 fu presentato dal Centro Scavi alla Direzione Generale delle Antichità un progetto per il consolidamento e il restauro del monumento realizzato con la collaborazione della Fondedile di Napoli, che proponeva “pali Radice” in fondazione e micro-palificazione degli elevati. Il progetto fu parzialmente realizzato nel 1974 dalla stessa ditta con fondi delle autorità locali, in deroga al veto del Consiglio della Rivoluzione del partito Bath all’affidamento a società straniere di interventi di restauro sul patrimonio culturale. Probabilmente in ragione della parziale realizzazione, già pochi anni dopo sopravvennero nuove importanti lesioni nel corpo basamentale, che avrebbero richiesto un ulteriore intervento.

‘Anah

Progetto: Studio del sito di ‘Anah e rilievo fotogrammetrico del minareto
Sito: ‘Anah
Responsabile: Roberto Parapetti

Il sito, frequentato almeno dall'inizio del II millennio a.C., è menzionato nei testi assiri del IX secolo a.C. con il nome di Hanat. Si trova a circa 300 km a nord-ovest di Baghdad, lungo una delle strade principali che collegavano la Mesopotamia centrale e la Siria sin dall'antichità. Il centro conobbe la sua massima espansione nel XVII secolo, quando occupò una grande isola fluviale e parte delle due sponde del fiume.
Nel 1978 a seguito della costruzione di una diga lungo l'Eufrate, il sito venne compreso nell’area destinata ad essere sommersa dal bacino idrico. Il bellissimo minareto della moschea principale 'Anah, un raro esempio di architettura selgiuchide in Iraq, era diventato il simbolo della città e le autorità centrali irachene decisero, attraverso il suo smantellamento in sezioni trasportabili, di spostarlo nel sito di Nuova 'Anah, pochi chilometri a monte. Purtroppo, il minareto ricostruito è stato vittima dei bombardamenti nel 2004: il rilievo fotogrammetrico del monumento e la documentazione dell'architettura tradizionale dell'isola, eseguiti dagli Istituti di Baghdad, rimangano la principale documentazione del sito.

Kirkuk

Progetto: Studio della chiesa del qal’a di Kirkuk
Sito: Kirkuk
Responsabili: Carlo Leopardi, Roberto Parapetti

La città di Kirkuk, 145 km a nord di Baghdad, sorge ai piedi dei monti Zagros nel Kurdistan iracheno, ed è legata allo sfruttamento petrolifero fin dal 1927. L’area urbana è caratterizzata da un grande tell, prodotto del sovrapporsi di insediamenti stratificatisi fin da età remota; si fanno generalmente risalire al periodo assiro le più intense fasi evolutive. Nel medioevo assume l’odierna configurazione di qal’a, cittadella fortificata del tipo della più nota Aleppo in Siria.
Nel 1984 venne eseguita la documentazione delle strutture superstiti di una chiesa di antica fondazione a tre navate con colonnati in marmo locale. L’edificio, verosimilmente abbandonato già prima della Seconda Guerra Mondiale, mostrava una fase di totale ricostruzione databile tra il XIX e i primi anni del XX secolo. Con lo spianamento quasi totale della sommità del qal’a negli ultimi anni ‘90 del secolo scorso la maggior parte degli edifici storici, inclusa la chiesa, furono definitivamente cancellati.

Monumenti Islamici di Baghdad

Progetto: Studio e documentazione dei Monumenti Islamici di Baghdad
Sito: Baghdad
Responsabile: Roberto Parapetti

In collaborazione con la Direzione Generale delle Antichità, a partire dal 1971 ebbe inizio un programma di studi volto all’aggiornamento delle conoscenze sull’architettura islamica di Baghdad. Fu realizzata una prima survey di inquadramento con l'esecuzione di nuovi rilievi dei monumenti dell’architettura religiosa, cimiteriale e secolare sopravvissuti nei due settori del centro storico della città, al-Karkh sulla riva ovest del Tigri e ar-Rusafah sulla riva est. I monumenti documentati coprivano l’intero sviluppo dell’arte islamica in Mesopotamia, dal tardo periodo Abbaside al periodo Ottomano (V. Strika, J. Khalil). Nella necessità di intraprendere interventi di consolidamento statico, l’Awqaf, il ministero per gli affari religiosi, si rivolse agli Istituti di Baghdad per la documentazione della tomba di ‘Omar as-Suhrawardi (1973, R. Parapetti), della moschea Hayder Khanah (1978, R. Parapetti, C. Leopardi) e del santuario di Kadhimiyyah per il quale si realizzò anche il rilievo fotogrammetrico (1988, R. Parapetti). Nel 1982 su sollecitazione della Direzione Generale delle Antichità venne realizzato un primo progetto per la creazione di una “Città della Cultura”. L’area interessata era la fascia lungo la riva destra del Tigri tra la Mustansiriyah e il cosiddetto Palazzo Abbaside, un complesso di edifici dal XIX secolo agli anni 30 del ‘900, il Qasr as-Seray, il quartiere amministrativo dell’Iraq ottomano. La documentazione degli edifici e il progetto di riqualificazione dell’area (R. Parapetti, C. Leopardi) determinarono il passaggio di quei fabbricati, che nel tempo erano passati a varie amministrazioni pubbliche (Giustizia, Finanza, Interni, Educazione), all’amministrazione del Ministero della Cultura. Solo alcune opere di riqualificazione previste dal progetto furono portate a termine. Nel 1993, iniziò un nuovo programma per la documentazione dell’architettura abitativa tradizionale di Baghdad, sulla spinta di incombenti interventi di demolizione sistematica da parte dell’amministrazione locale di interi vecchi quartieri nel centro storico. Il primo campione di tessuto urbano esaminato fu quello del quartiere al-Khraimat che, fondato a metà del XIX secolo sulla riva destra del Tigri immediatamente fuori delle mura medievali, conservava numerosi edifici di notevole interesse e varia tipologia (R. Parapetti, R. Mrawuth Ibrahim). Gli eventi seguiti alla Guerra del Golfo impedirono il completamento della documentazione del quartiere di Shawaqa adiacente al precedente.