Nel settore meridionale del cosiddetto Complesso Centrale della cittadella sorgeva l’edificio della Sala Rotonda. Esso venne indagato da missioni sovietiche negli anni ’50 e negli anni ’80, fino a quando nel 1990 la missione archeologica italiana ne riprese lo studio con sistematiche campagne di scavo al fine di ultimare il rilievo planimetrico del complesso in parte ancora inesplorato. Allo stesso tempo si completò lo scavo dei livelli antichi dell’ambiente centrale e si procedette ad osservazioni sulle caratteristiche strutturali delle murature. I lavori di scavo portarono anche al recupero di frammenti della decorazione architettonica e dei frammenti delle sculture in argilla cruda che ornavano l’edificio.
L’edificio è, come tutte le strutture di Nisa, in mattoni crudi e misura circa 30 metri di lato; esso è costituito da un’ampia aula centrale circolare di 17 m di diametro inserita in un perimetro quadrangolare. La sala interna era accessibile attraverso tre distinti passaggi che conobbero alterne vicende edilizie. Lo schema planimetrico dello spazio circolare interno inserito in un perimetro quadrato fa della Sala Rotonda un edificio insolito che fino ad oggi non trova confronti diretti e puntuali pur potendosi far generico riferimento sia a modelli occidentali, sia a forme note alla tradizione architettonica centro-asiatica. Le insolite caratteristiche planimetriche, le dimensioni monumentali dell’edificio ed i ritrovamenti dall’interno degli ambienti ne suggeriscono una destinazione sacrale. A G. Košelenko si deve una lettura del complesso quale mausoleo dedicato ad un grande personaggio della dinastia arsacide; ipotesi che trova oggi conferma nell’identificazione, proposta da A. Invernizzi, del ritratto frammentario rinvenuto nella sala come effigie di Mitridate I.
Lo studio strutturale condotto sulle murature dell’edificio consente finalmente di proporre nuove ipotesi ricostruttive dell’aspetto interiore ed esteriore del complesso nonché della sua copertura.