Il corpus forse più eccezionale è costituito da circa 40 rhyta (alti recipienti figurati atti a mescere e versare liquidi) in avorio, ritrovati in frammenti al di sopra dei banconi in argilla di una delle stanze della Casa Quadrata (Masson-Pugačenkova 1982). Se la forma del rhyton è di origine iranica, esso ebbe ampia diffusione anche nel mondo greco e in quello delle steppe. Il livello tecnico ed artistico dei capolavori da Nisa Vecchia è elevatissimo.
L’importanza di questa classe eccezionale di materiali è alla base degli interventi che negli ultimi anni hanno visto specialisti della missione archeologica italiana del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino operare su alcuni pezzi del corpus. Si sono condotti interventi di pulitura, restauro, integrazione e consolidamento su alcuni dei fregi in precarie condizioni di conservazione (2002) e si è proceduto ad una documentazione grafica (disegno artistico 2001-2 e 2005) e fotografica di tutti i pezzi.
Un’altra significativa classe di materiali è rappresentata dalle figurine in metallo, solitamente di piccole dimensioni che decoravano suppellettili o altri oggetti (dai recipienti alle armi) e che sono state al centro di una recente pubblicazione (Invernizzi 1999): una Atena, un erote, grifoni e sfingi, centauri e aquile ancora una volta evidenziano la compresenza di iconografie tipicamente greche a fianco di temi direttamente riconducibili al mondo delle steppe, ovvero alle origini della dinastia.
Le ultime missioni italiane hanno inoltre promosso interventi di studio, documentazione ed analisi sulle sculture in marmo, sempre dalla Casa Quadrata. Le statue, solitamente con dimensioni pari a un terzo del naturale, ornavano originariamente gli edifici della cittadella. Analisi sull’originaria pigmentazione delle statue sono state condotte durante la campagna del 2005 grazie all’ausilio di uno spettrofotometro a raggi X. Lo studio dei colori (intonaci, statue), seguito dagli archeologi del Centro Scavi di Torino, è tuttora in corso nei laboratori della Soprintendenza della Valle d’Aosta.