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Edificio rosso

Nisa

L'Edificio Rosso

L’Edificio Rosso, così chiamato per il ricorrere di intonaci rossi nelle stanze interne e in facciata, è stato interamente scavato nel corso di sei campagne. Negli ultimissimi anni gli sforzi della missione italiana a Nisa si sono concentrati sul complesso monumentale la cui importanza appare evidente dalle dimensioni (oltre 40 m di lato), dalla posizione (affacciata sul cortile centrale) e da alcuni caratteri architettonici e della decorazione (fregi in pietra, intonaci colorati). Se però è facilmente intuibile l’importanza che questo edificio doveva avere resta ancora problematica l’interpretazione della sua specifica destinazione; i caratteri architettonici dell’impianto ne suggeriscono una generica lettura di edificio cerimoniale, al pari di tutte le altre costruzioni del settore centrale della cittadella.

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Campagne 2000-2001

edificio rosso
Nisa: Edificio Rosso. Fase islamica, veduta generale da W

La ripresa degli scavi nel settore a N della Sala Rotonda individuò fin dai primi livelli, poco al di sotto del piano di campagna, strutture in argilla pressata in precario stato di conservazione al di sopra delle strutture di età arsacide. Fin dall’inizio fu dunque evidente che assieme a dispositivi di età partica stavano venendo alla luce murature di epoca più tarda, che si suppose fossero di epoca islamica.
I muri del complesso islamico sono in argilla pressata (pakhsa); solo sporadicamente si osserva l’uso di una tecnica mista che prevede l’uso di mattoni (30x30x5-6 cm) alternato ai blocchi di pakhsa. Buona parte delle strutture si imposta direttamente sui muri di età partica ed è probabile che alcune delle murature più antiche siano state riutilizzate (come base dello spiccato dei muri) perché ancora in buono stato di conservazione. L’intera area sulla quale sorse l’edificio medievale venne approntata per l’erezione del complesso: il riempimento - forse artificiale - di alcuni ambienti e la posa in verticale di alcuni filari di mattoni partici riutilizzati, stanno a testimoniare un intervento pianificato per creare una solida piattaforma sulla quale poggiare i muri del complesso islamico.

edificio rosso
Nisa: Edificio Rosso. Fase islamica, iwan N e W al di sopra dei muri arsacidi più antichi

La pianta dell’edificio medievale è costituita da un cortile centrale rettangolare di circa 13 x 10 metri, sul quale si affacciavano tre iwan a N, W e S. Sul lato E le ricerche hanno portato alla luce due ambienti rettangolari e un lungo corridoio con direzione N-S. A lato degli iwan si registrano strutture in stato frammentario che attestano la presenza di vani e dispositivi tutt’intorno al cortile centrale, il cui deplorevole stato di conservazione non ha purtroppo permesso di elaborarne un rilievo analitico.

La datazione del complesso islamico si basa esclusivamente su esigui frammenti ceramici che collocano l’orizzonte temporale tra XII e XVI secolo.

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Campagne 2002-2003

edificio rosso
Nisa: Edificio Rosso. Facciata dell’edificio arsacide

Le campagne di scavo 2002-2003 hanno riportato alla luce, quasi nella sua interezza, l’Edificio Rosso, di grandi dimensioni (circa 42 m di lato) con murature conservate ancora per circa quattro metri di altezza.
L’edificio arsacide è in mattoni crudi, ma alcuni dettagli architettonici rivelano la particolare cura ed importanza che gli fu sempre tributata.
Esso si affaccia sul grande cortile centrale della cittadella e ha impianto quadrangolare, caratterizzato da una grande aula centrale a colonne circondata su tre lati da ambienti e corridoi e preceduta, sul lato settentrionale, da un portico di facciata.
Il portico soprelevato sul cortile era accessibile tramite una scala a tre gradini in pietra, al centro della facciata. Esso misurava circa 13 x 17 m ed era delimitato a W e E da due ambienti aggettanti (24 e 27); era decorato da un fregio di lastre di pietra ad astragalo e scanalature. Sul portico poggiavano infine 4 basi in pietra che dovevano sorreggere colonne in legno.

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Nisa: Edificio Rosso. Intonaco di un muro dell’ambiente laterale di facciata

Ai lati della facciata si aprivano due ingressi che conducevano negli ambienti laterali 24 e 27. Essi aggettano dal perimetro dell’edificio di circa 8 metri e costituiscono le quinte laterali del portico soprelevato. I due ambienti, che vennero chiusi in una fase tarda di frequentazione, avevano pareti intonacate. La parte inferiore delle murature era decorata con un intonaco rosso, più resistente del semplice intonaco bianco e ottenuto con una preparazione in argilla, sabbia e ghiaia.
Alle spalle del portico correva il prospetto dell’edificio, articolato in aggetti e rientranze che tuttavia dovevano essere nascosti dalla rifinitura ad intonaco. Alla base di questo muro di facciata correva un secondo fregio a lastre di pietra arenaria, questa volta in eccezionali condizioni di conservazione. In più di una lastra si osservavano ancora gli originali colori ocra e rosso, che alternati al colore naturale della pietra grigio-verde ritmavano la facciata. Tali colori erano ripresi probabilmente anche nella sezione superiore delle murature come attestano i frammenti di intonaci colorati.

edificio rosso
Nisa: Edificio Rosso. Particolare del fregio di facciata

Dall’ingresso all’edificio che si apre quasi al centro della facciata si passava, attraverso un vano di ingresso, nell’aula centrale dell’edificio: un grande ambiente quadrangolare a quattro colonne con basi e toro in pietra e fusto in legno. Resti di tracce di colore e di foglie d’oro su frammenti lignei (dei fusti delle colonne e di travi della copertura) danno solo una sbiadita idea di come dovesse essere ricca la decorazione di questa grande sala, i cui muri erano tuttavia lisci ed intonacati di bianco. Solo il muro occidentale del vano, probabilmente quello principale, ha rilevato la presenza di nicchie. Il pavimento della sala, come nella maggior parte delle stanze dei complessi di Nisa è in semplice argilla battuta e rivestito di un sottile strato di gesso. Curiosamente la grande aula centrale a colonne non comunica con gli ambienti che la delimitano sui lati E e W. Oltre al vano d’ingresso dalla facciata (e al corridoio sud), l’unico altro spazio che si affaccia su di essa era il vano 21, cui dovette essere tributata particolare importanza.

L’ambiente 21, infatti, presenta una particolare rifinitura ad intonaco colorato (rosso sui muri, come negli ambienti laterali al portico) steso anche sulla superficie del pavimento (qui l’intonaco era color ocra). Una grande nicchia a lunetta si apriva nel muro occidentale del vano: elemento che potrebbe far supporre ad una destinazione cultuale o comunque riservata per il vano.

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Nisa: Edificio Rosso. Aula centrale a colonne, da SW.

Tutte le altre stanze lungo i lati orientale ed occidentale dell’edificio non comunicavano con l’ambiente centrale. Sono caratterizzate da un accesso dai corridoi esterni e presentano dimensioni variabili, ma sempre piuttosto ridotte. Spicca, ancora una volta per la particolare decorazione delle sue pareti, l’ambiente 15 dell’ala W. Si tratta di un piccolo vano quadrangolare, privo di particolari dispositivi ed installazioni se si eccettua una nicchia nel muro settentrionale. Quello però che lo distingueva dagli altri era la ricca decorazione delle pareti che vedevano una fascia rossa nella metà inferiore dei muri sovrastata da bande colorate.

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Campagne 2004-2005

corridoio occidentale
Nisa: Edificio Rosso. Corridoio occidentale al termine degli scavi

Le campagne di scavo 2004-2005 hanno liberato interamente i corridoi orientale, meridionale e occidentale dell’Edificio Rosso. Su ogni corridoio perimetrale è ormai chiaro che si apriva un ingresso dall’esterno, quasi sempre in posizione decentrata. La stratigrafia interna agli ambienti ha evidenziato la presenza di due o tre fasi principali di frequentazione che grosso modo corrispondono a quelle registrate negli ambienti interni del complesso. I lavori più recenti hanno sondato l’angolo NE di facciata dell’edificio, laddove si sono osservati restauri e rifacimenti intercorsi probabilmente nelle ultime fasi edilizie del complesso. Il dato più significativo proviene dalla facciata meridionale dell’edificio, anch’essa contraddistinta da una intonacatura fine di colore rosso.

La collaborazione con il Museo Nazionale di Ashkhabad ha inoltre consentito, in queste ultime campagne e in contemporanea allo scavo, un progetto parallelo di lavori di documentazione, analisi e restauro delle principali classi di materiali dai nuovi e dai vecchi scavi di Nisa Vecchia. Un team di specialisti ha condotto analisi chimiche e fisiche (indagini spettofotometriche a raggi X) sulle eventuali tracce di colorazione nei reperti: statue di marmo, statue di argilla, rhyta ed elementi della decorazione architettonica.

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Campagna 2006

facciata nord
Nisa: Edificio Rosso. Aggetto orientale con buche da palo della fase di cantiere, da W.

La campagna 2006 ha visto la conclusione dei lavori sul terreno nel settore dell’Edificio Rosso. I principali interventi di scavo hanno interessato l’area antistante le due facciate dell’edificio, settentrionale e meridionale.
I lavori hanno consentito di meglio definire l’articolazione delle fronti degli aggetti laterali, sulle quali si registrano interventi di restauro e rifacimenti intercorsi durante il lungo periodo di utilizzo dell’edificio arsacide. Di fronte all’aggetto occidentale si è inoltre riportato alla luce un riparo temporaneo direttamente scavato nel terreno e da datare, con ogni probabilità, alle fasi medievali tarde di frequentazione del sito.
Di fronte alla facciata meridionale, lo scavo ha appurato che si estendeva un’ampia area scoperta, compresa tra le mura di fortificazione della cittadella e la vicina Sala Rotonda. Da questo settore provengono un ostrakon iscritto in pahlavi e alcuni frammenti di un’aquila in stucco che probabilmente faceva parte della decorazione interna dell’Edificio Rosso come attestano anche altri analoghi ritrovamenti occorsi nelle precedenti campagne.

Frammenti di metope in cotto
Nisa: Edificio Rosso. Frammenti di metope.

Un altro limitato sondaggio è stato aperto al limite tra l’Edificio Rosso e l’Edificio Torre, laddove le murature di quest’ultimo complesso si addossano alla fabbrica indagata dalla missione italiana.

I lavori di scavo sono stati accompagnati da prospezioni con elettromagnetometro e magnetometro condotte sulla quasi interezza dell’area interna della cittadella da esperti dell’Università di Siena in collaborazione con il Centro Scavi di Torino.
Nella campagna di acquisizione in atto la sonda elettromagnetica EM38 è stata interfacciata ad un GPS portatile attraverso un computer palmare Allegro; in questo modo è stato possibile georeferenziare ogni singolo punto di acquisizione, premessa indispensabile per una accurata mappatura dell’area. L’obiettivo finale è quello di ottenere, per l’area investigata, due mappe (una relativa alla conducibilità elettrica ed una relativa alla suscettività magnetica) per poi ricostruire l’andamento delle proprietà del terreno ed identificare le zone anomale riconducibili a possibili obiettivi archeologici da indagare nelle prossime campagne.

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