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Storia

Beirut

Storia

Beirut, oggi capitale del Libano, occupa una posizione particolarmente rilevante sulla costa orientale del Mediterraneo: grande porto ed emporio commerciale dell’antichità, univa all’apertura sul mare la facilità di contatti con l’entroterra. La rete viaria antica le permetteva, infatti, un rapido accesso alla regione siriana, attraverso la Valle della Biqa’, nonché un facile collegamento con le principali città costiere dell’area, comprese fra la Turchia meridionale e l’Egitto.
La colonizzazione romana della costa “siriana” segue immediatamente la battaglia di Azio e il conflitto dal quale nacque l’impero romano. Rispondendo a ragioni strategiche di controllo di un’area del Mediterraneo caratterizzata da grande tradizione storica e propulsività commerciale, la fondazione di colonie romane nei principali centri della costa e dell’entroterra siriano fornisce inoltre uno sfogo alla eccessiva densità dell’esercito, ricompensando le truppe fedeli all’imperatore tramite assegnazione di terre in regioni di recente occupazione.
La fondazione della Colonia Iulia Augusta Felix Berytus, benché ancora controversa, dovrebbe essere fatta risalire al primo periodo imperiale romano. Dal 22 al 19 a.C. Ottaviano Augusto percorre le province orientali, stabilendo a Beyrouth Vespasiano Agrippa, in veste di governatore. Questi avrebbe stanziato a Beirut due legioni, assegnando loro una parte del territorio della Valle della Biqa’. La città godette, grazie ad Augusto, di diritti romani e di importanti privilegi, fra i quali lo jus Italicum (ca. 15 a.C.), che ne esentava i cittadini dal pagamento delle tasse.

beirut anni 30
Beirut negli anni '30

Nel corso della seconda metà del XIX secolo, Beirut subì importanti trasformazioni grazie soprattutto allo sviluppo del settore commerciale e ad un’intensificazione dei rapporti con l’Europa, divenendo ben presto uno dei centri più importanti dell’impero ottomano.
Sotto il regno di Abdul Hamid II (1876-1909), nel 1888, Beirut assurse al rango di capitale distrettuale: per la prima volta dall’epoca dell’impero romano, la città tornò ad essere il porto principale del Mediterraneo orientale, godendo della reputazione di «vetrina» dell’Impero Ottomano, certo non immeritata se il Kaiser Guglielmo II, visitandola nel 1898, la definì il «gioiello della corona del Padishah».

La posizione assunta dalla città di Beirut si tradusse, quindi, in un programma di rinnovamento architettonico ed infrastrutturale: edifici di governo, ospedali pubblici, sviluppo delle reti di comunicazione (stazioni ferroviarie, infrastrutture portuali e servizio postale), monumenti celebranti la gloria del sultano, scuole pubbliche, canali d’irrigazione e di acqua potabile, introduzione dell’illuminazione a gas e della linea tranviaria contribuirono alla modernizzazione di Beirut.

Rue Weygand
Beirut ottomana - Rue Weygand

Gli interventi urbanistici comportarono, inoltre, la costruzione di una rete di strade che collegavano il centro-città al porto. Nell’arco di un decennio appena (fra il 1894 e il 1903), si assistette ad un’intensa modernizzazione dei tracciati viari urbani ed extraurbani (l’inaugurazione della ferrovia Beirut-Damasco si data al 3 agosto 1895). Alla creazione di nuove strade e alla regolarizzazione di vecchi percorsi si aggiunsero lavori di riabilitazione, pavimentazione e manutenzione dei tracciati in uso, a testimonianza dell’impegno profuso in questa direzione dall’amministrazione ottomana.
È, dunque, su un tessuto urbano accuratamente pianificato che si inserisce l’ultima, determinante trasformazione urbanistica che risale all’epoca del Mandato francese e che ridefinisce radicalmente l’aspetto dei quartieri storici della città, imponendo un tracciato occidentale che, pur non privo di fascino, snatura tuttavia radicalmente lo spirito della metropoli levantina.