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La Stoà

Seleucia al Tigri

La Stoa

pianta stoa
Seleucia al Tigri. Pianta della Stoa.

Nel 1985 furono riprese le indagini a Seleucia, sul lato Est della piazza degli Archivi, con un sondaggio alla estremità Nord, che sarebbe diventato il cantiere di scavo principale per le successive campagne, condotte nel 1987 e nel 1989. Esso ha rivelato un impianto architettonico di grande interesse risalente in origine all’età Seleucide e una sequenza stratigrafica continua (livelli I–V dalla superficie), con abbondanza di ritrovamenti tipologicamente inediti.

Livello V

blocco abitativo
Seleucia al Tigri. Veduta del blocco abitativo alle spalle della stoa (Liv. V)

Il V livello, scavato sino alla massima profondità consentita dalla presenza della falda acquifera, ha rivelato un fronte monumentale che si estendeva per almeno 40 metri in direzione NS, affacciantesi sulla piazza con una stoa, di cui sono stati messi in luce otto ambienti separati da nove muri ad intervalli regolari. Sulla piazza, la stoa era bordata da un marciapiede mattonato, affiancato per tutta la sua lunghezza da un canale di drenaggio di ottima fattura. Alle spalle della stoa, sorgevano due blocchi di edifici paralleli, composti da stanze e cortili, che si è tentati di interpretare quali residenze dei funzionari degli Archivi seleucidi. Qui sono venuti alla luce servizi da tavola in ceramica di tipo ellenistico, di ottima qualità, (fish plates, anfore da tavola, lagynoi invetriati e amphoriskoi con rouletting) in mezzo a resti di travi bruciate, un’antefissa a palmetta e frammenti di syma.

antefissa
Seleucia al Tigri. Antefissa a palmette.

Una matrice di medaglione con scena di tiaso marino con Nereide e tritone conferma un orizzonte fortemente ellenizzato databile alla fine III - inizio II secolo a.C., in accordo anche con i dati architettonici e numismatici. Questo consente di integrare la documentazione proveniente dal complesso degli Archivi per l’interpretazione della Piazza con le sue strutture amministrative e gli spazi pubblici come un unitario progetto urbanistico di Agorà, forse risalente al regno di Antioco III.

Livello IV

Il IV livello rappresenta un’occupazione intermedia caratterizzata dalla presenza di sepolture, aree aperte con piani di calpestio irregolari e bruciati, fornetti e fosse di scarico di rifiuti, e dall’assenza di fasi costruttive autonome. Le sepolture (a fossa, in giara, a cappuccina, a volta) hanno danneggiato in parte le strutture della stoa, e allo stesso tempo sono state molto danneggiate, sia dalle fondazioni dei muri di III sia dalla falda acquifera particolarmente alta. Il ritrovamento più significativo è un tesoretto di 51 monete di bronzo della zecca cittadina, databile alla fine del II a.C.

Livello III

liv iii
Seleucia al Tigri. Struttura abitativa del Liv. III.

Con il III livello, di lunga durata, assistiamo ad una complessa trasformazione edilizia (sottofasi IIIa-IIIb) che su di un riempimento di silt edifica nuovi muri, utilizzando quelli della stoa come fondazioni. Le nuove costruzioni affacciantesi sulla Piazza comprendono una sequenza di piccoli ambienti, comunicanti con passaggi, che saranno utilizzati come botteghe, probabilmente di fornai. Nuovi drenaggi, canaline, pozzetti e scarichi attrezzano le aree aperte dove focolari, forni per il pane, depositi di rifiuti e un forno da ceramica testimoniano attività domestiche ed artigianali. Ad Est di questa zona, un blocco abitativo, separato in due da uno stretto vicolo, è composto da un agglomerato di stanze, alcune con resti di intonaco, e cortili. Oltre a numerosi ritrovamenti di ceramica e figurine di terracotta, sono venuti alla luce oggetti di pregio, quali una statuetta di recumbente in alabastro, frammenti di stoviglie in vetro e tegole in terracotta invetriata.

I ritrovamenti, le sepolture e le monete, appartenenti alla zecca civica di Seleucia e databili al I secolo a.C- prima metà del I d.C., confermano un orizzonte di piena età partica.

Livelli II-I

liv ii-i
Seleucia al Tigri. Veduta d'insieme delle struttre dei Liv. II-I.

Nei livelli II-I (partico e tardopartico) le strutture murarie utilizzano come fondazioni i muri in crudo sottostanti, rinforzati e adattati con giunti in strati di stuoia, mentre l’alzato è in pisé con facciavista in mattoni cotti. Gli ambienti portati alla luce sono cortili attrezzati con drenaggi di anfore a siluro, vicoletti con canaline di scolo, ed un magazzino, trovato pieno di giare da derrate e ciotole forse usate per prelevare le granaglie. Bitume anziché malta, e uso di frammenti di mattone cotto come pavimentazione caratterizzano le strutture di livello I.

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