L’ingente numero di sigillature (oltre 25000) rinvenute negli anni 1967-1973 dalla Missione Archeologica Italiana nell’Edificio degli Archivi di Seleucia è stato oggetto nel corso degli anni ’90 dell’attento studio di un team di ricercatori dell’Università degli Studi di Torino; il risultato finale, che ne è derivato, è la classificazione globale di tutte le impronte conservate sulle sigillature, oggi disponibile all’interno di tre volumi recentemente pubblicati (2004) che raccolgono tutto il materiale suddividendolo per grandi categorie iconografiche (I: Sigilli ufficiali, ritratti; II: Divinità; III: Figure umane, animali, oggetti e piante).
Sebbene restino da approfondire molti aspetti storico-artistici e le problematiche legate alla analisi del funzionamento dell’archivio, la pubblicazione completa del catalogo delle impronte figurate ha comunque aperto a tutti gli studiosi l’accesso ad uno dei corpus di documenti più grande ed importante per la conoscenza della storia e della cultura della Mesopotamia seleucide e dell’intero mondo ellenistico-romano.
Le impronte figurate offrono infatti un repertorio molto ricco di tipi che rientrano nella stragrande maggioranza dei casi nel repertorio ellenistico (si noti in particolare la presenza delle maggiori divinità del Pantheon greco: Apollo, Atena, Eros, Tyche, Artemide, Afrodite, Eracle, Dioniso). Ma sebbene l’ambito di riferimento sia quasi sempre quello greco, si deve rilevare la presenza di motivi anche di tradizione babilonese (sacerdoti e animali fantastici) ed iranica (per esempio le figurine pigteiled o le scene di caccia); tra questi ultimi spiccano alcune immagini sincretistiche (Artemide-Atena-Nanaia e Apollo-Nabu) che, pur concepite secondo un linguaggio formale puramente greco, testimoniano la forte persistenza della cultura mesopotamica in età seleucide.
La pubblicazione in anni recenti delle impronte di sigillo di età ellenistica provenienti da Uruk e da Seleucia al Tigri ha reso accessibile un’enorme quantità di dati, in gran parte al vaglio degli studiosi che se ne sono occupati e ancora se ne occupano.
Il corpus di documenti messi in luce nei resti del più grande edificio archivistico di periodo ellenistico ad oggi conosciuto, l’edificio degli archivi cittadini di Seleucia al Tigri si aggiunge alle sigillature rinvenute durante gli scavi americani di uno degli isolati d’abitazione della città, all’interno di due archivi privati, i c.d. “Archivio A” e “Archivio B” (McDowell, 1935).
Non si tratta di corpora unitari, eppure, le informazioni fornite anche
solo da un loro esame superficiale sono preziosissime, poiché la
comparazione di questi grandi gruppi di impronte di sigillo ha fornito
dei risultati di estremo interesse: in primo luogo, la presenza di impronte
del tutto analoghe, sia su tavoletta, sia su sigillatura di plichi (cioè fogli
di pergamena o, in minima percentuale, di papiro arrotolati o ripiegati).
L’esame comparativo delle sigillature da Uruk e da Seleucia dimostra
che impronte dello stesso sigillo o di sigilli differenti, ma con identica
raffigurazione sulla superficie, ricorrono nei diversi contesti archivistici
dei due centri cittadini, sia nell’edificio degli archivi di Seleucia,
sia negli archivi templari di Uruk, e su diverso supporto; inoltre,
vi sono paralleli interessanti anche tra gli archivi all’interno
di uno stesso centro urbano, come a Seleucia.