A partire dal 1964 si succedettero per oltre un decennio senza soluzione
di continuità, sino al 1976, numerose missioni che permisero, grazie
a una prospezione geomagnetica e topografica, di indagare il tessuto
urbano della città, ancora oggi ricostruito come un impianto di
tipo Ippodameo, con isolati enormi di m 144,70x72,35 (corrispondenti
a 500x250 piedi), e, grazie agli scavi in estensione aperti in differenti
zone della città, di acquisire dati fondamentali sull’architettura,
l’artigianato, l’arte.
Dopo un periodo di sospensione
i lavori sul terreno a Seleucia ripresero nel 1985 per concludersi
nel 1989.
I materiali archeologici recuperati contribuirono in maniera decisiva, e ancora contribuiscono, al recupero di oltre cinque secoli di storia del Vicino Oriente; essi sono stati in parte oggetto della mostra “Venti Anni di Archeologia Italiana” aperta a Torino, Firenze e Roma nel 1985/86 e sono tutt’ora oggetto di numerosi progetti di ricerca da parte del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino.
Gli esiti delle ricerche sul terreno furono felicissimi, poiché permisero di riportare alla luce quartieri artigianali, d’abitazione e grandi edifici pubblici, e soprattutto gli archivi, l’unica costruzione di periodo seleucide che si conosca estensivamente.
Le aree sottoposte ad indagine furono quattro:
- dal 1964 al 1968, una vasta trincea venne aperta su Tell ‘Omar
sotto la direzione di A. Invernizzi, permettendo di identificare le
fasi sasanidi della struttura, a quel tempo una grande torre, della
quale restavano le poderose sostruzioni;
- durante lo stesso periodo, sotto la direzione di G. Graziosi prima e di M. M. Negro Ponzi poi, al limite meridionale della città, nella zona della cd. “Piazza Sud”, venne aperto un grande cantiere che permise di identificare strutture artigianali e abitative soprattutto di età partica;
- nel 1967, venne aperta una trincea per indagare il lato occidentale della vasta area aperta che si estende a sud di Tell ‘Omar; si trattava inizialmente di poco più di un sondaggio, destinato però a fornire dati di estremo interesse. Lo scavo, ancora sotto la direzione di A. Invernizzi, permise infatti di riportare alla luce delle sigillature in argilla che, per la presenza di impronte di timbri amministrativi, dovevano essere datate ad epoca seleucide. L’iniziale trincea venne progressivamente allargata sino a raggiungere un’estensione di 145x20 m e rivelò, oltre a strutture di età partica, il più grande edificio archivistico di periodo ellenistico ad oggi conosciuto, all’interno del quale vennero rinvenute oltre 25.000 sigillature in argilla. Si trattava di un’istituzione pubblica per la conservazione di documenti distrutta da un vasto incendio nell’ultimo quarto del II sec. a.C.;
- dal 1985 al 1989, uno scavo diretto da E. Valtz venne aperto sul lato orientale dell’area ai piedi di Tell ‘Omar, ormai definitivamente identificata come una delle principali agorai cittadine; questo permise di scoprire un portico, ovvero una stoa, che nel periodo ellenistico doppiava l’edificio degli archivi sull’altro lato della piazza.