Nella città, indagata solo in parte, il centro ufficiale era
costituito dagli edifici A e B. Di questi, il più monumentale
era l’edificio A la cui destinazione è ancora
discussa e oscilla tra quella civile-militare e quella religiosa.
Al di fuori del recinto dell’Edificio A, a ridosso di esso presso
il suo angolo settentrionale, gli scavi hanno riportato alla luce l’edificio
B, forse di natura religiosa.
Un terzo settore che ha restituito cospicue tracce di edifici e dispositivi è quello presso l’angolo settentrionale delle mura cittadine (Area D), laddove si sono registrate due principali fasi edilizie. Ad un primo edificio, forse caratterizzato da un cortile porticato addossato alle mura si sovrappose (forse all’epoca della costruzione della cittadella e del ripristino o ampliamento delle mura) un lungo edificio composto da stanze disposte in linea ed interpretato già dagli scavatori come caserma. La sua stretta reazione con le mura è a favore di tale interpretazione.
L’edificio A sorgeva al fondo di un ampio temenos che includeva stanze e dispositivi addossati al suo lato interno e un’edicola al centro dell’area aperta. L’edificio A risultava sopraelevato rispetto al cortile su di una piattaforma a gradini; la sua articolazione planimetrica prevede la giustapposizione in linea di ambienti più larghi e ambienti più stretti, aperti sul lato di facciata con due ampi ingressi e due finestre a grata centrali.
La facciata dell’edificio era ritmata da semicolonne a capitelli ionici (forse anche corinzi su di un secondo ordine) e sia l’esterno che l’interno dovevano prevedere una ricca decorazione in stucco, purtroppo rinvenuta in stato troppo frammentario per una sua puntuale ricostruzione. Tra i frammenti di stucco ricorrono belle cornici a palmetta e ad astragalo, oltre che motivi figurati forse appartenenti a scene complesse.
L’edificio B è un grande iwan centrale, fiancheggiato sul lato nord da due ambienti allineati e su quello opposto da un’area scoperta. Qui, sono stati riportati alla luce i resti di vasche e bacini, forse rituali, e di un corpo scalare addossato all’edificio che consentiva l’accesso al livello superiore o al tetto. L’iwan B, forse l’elemento di fattura più squisitamente partica dell’intero impianto di Kifrin ricorda le soluzioni di Assur e di Hatra, centri non distanti dall’avamposto fortificato, e l’ipotesi di una destinazione religiosa ben si adatterebbe oltre che ai suoi caratteri planimetrici anche alla ovvia presenza di orientali tra le truppe stanziate nel sito.