Babilonia, 90 km a sud di Baghdad, è dagli inizi del II millennio a.C. il maggior centro politico, culturale e religioso della Mesopotamia centrale. La missione archeologica tedesca diretta da Robert Koldewey, tra l’ultimo decennio dell’800 e la prima guerra mondiale, definì con precisione l’impianto urbanistico e le rilevanze architettoniche principali della città dall’età neo-babilonese (VII-VI secolo a.C.) all’avvento dell’Islam. Della città di Nabucodonosor furono riconosciuti il doppio circuito di mura, i palazzi reali, i santuari, compreso quello di Marduk con la fatidica torre, le evidenze della deviazione dell’Eufrate in età achemenide, il teatro della città rifondata da Alessandro. La superficialità della falda freatica non consentì di indagare la città di Hammurapi.
Nel 1979 la Direzione delle Antichità inizia
a Babilonia, su precisa indicazione governativa, un grande progetto
di scavo e restauro, “Babylon
Revival”, che assumerà via via più marcate connotazioni
di propaganda politica, perdendo la valenza schiettamente culturale
originaria.
Fin dall’inizio gli Istituti Italo-Iraqeni parteciparono all’impresa
con un nuovo scavo (G. Bergamini) e con progetti, non realizzati,
per la leggibilità del sito i cui resti in elevato presentavano modestissimo
grado di conservazione (R. Parapetti).
La Direzione Generale delle Antichità portò avanti, invece,
soprattutto lavori di scavo e restauro ricostruttivo finalizzati alla
creazione di un parco archeologico.
Il Palazzo Sud, centro politico e amministrativo della città antica fu voluto da Nabucodonosor, in mattoni legati con malta di bitume a quota notevolmente rialzata (come si legge impresso sugli stessi mattoni) sul piano di campagna, una sorta di acropoli artificiale fortificata, onde evitare le devastanti alluvioni dell’Eufrate. Della originaria magnificenza (la sala del trono, ad esempio, coperta da una struttura in travi di cedro del Libano, misura 30 m x 60 m) restavano lacerti della pavimentazione in mattoni dei cortili e le fosse lasciate dalle depredazioni di mattoni delle murature, operata fino alle fondazioni già dalla tarda antichità.
Lo scavo ha raggiunto una profondità di non meno di 4 m sotto il piano antico di ogni ambiente, tramutando le murature di fondazione in elevati. La ricostruzione del palazzo seguì la falsariga delle ricostruzioni ipotizzate sulla carta dai primi studiosi tedeschi. Il teatro greco, la cui cavea, ben poco conservata, doveva essere originariamente sostenuta da un terrapieno in mattoni crudi, fu adattato, con nuove strutture, alle esigenze degli spettacoli del “Babylon Festival” in auge a partire dai primi anni ’80. La creazione del programmato parco archeologico prevedeva inoltre cospicui interventi a livello territoriale. All’interno delle mura furono edificate tre colline artificiali (300 m di base per 30 m di altezza) con terra scavata nelle vicinanze, evidentemente terreno archeologico. Le fosse di risulta divennero specchi d’acqua attrezzati. Uno solo dei palazzi che dovevano sorgere sulla sommità delle colline fu realizzato.
Il progetto, apparentemente incompiuto, sarà interrotto
solo nella primavera del 2003. La zona centrale del sito sarà fino
al dicembre 2004 occupata inizialmente da un campo militare dell’esercito
degli USA e successivamente dall’esercito polacco.
Con il coordinamento UNESCO e sotto la guida della D.G.A. è attualmente
in corso un programma per il monitoraggio dei danni arrecati al sito
e di interventi di risanamento.
Uno studio in particolare metteva in dubbio la datazione a età neo-babilonese
dei resti delle fondazioni della torre suggerendone l’attribuzione
ad età paleo-babilonese grazie a considerazioni sulla quota di partenza
dei primi gradini delle rampe scalari notevolmente inferiore alla quota
media del fiume di età neo-babilonese, entrambe documentate nei rilievi
tedeschi (Bergamini, Parapetti, 1980).
Un primo progetto di interventi di bonifica e valorizzazione prevedeva
innanzi tutto lo spostamento della linea ferrata Baghdad-Basrah e della
principale strada nazionale N-S che correvano adiacenti al tratto orientale
delle mura interne. Il riconoscimento dell’impianto urbano prevedeva
la caratterizzazione delle strutture principali attraverso la piantumazione
di opportune essenze vegetali che ne seguissero l’andamento. Si
suggerivano filari di palme lungo le mura e vigneti lungo i fossati
che le circondavano e lungo l’antico letto del fiume (Parapetti
1979).
Un secondo progetto prendeva in considerazione interventi nel Palazzo Sud.
Si suggeriva il riempimento delle fosse fino al piede degli elevati delle
strutture al fine di leggerne almeno la planimetria, conservando e restaurando
la pavimentazione dei cortili. La creazione di ambienti ricavati in galleria
al di sotto dei cortili lungo alcuni tratti delle murature del palazzo avrebbe
permesso di leggerne, seppure in fondazione, l’apparecchio murario
e ottenere spazi per l’esposizione di documentazione didattica e museale
secondo un percorso di visita esterno-interno (Parapetti, 1981).
Un terzo progetto doveva intervenire sul monumento più suggestivo della città, la porta di Ishtar. La porta monumentale lungo la Strada delle Processioni che collegava il Tempio di Marduk alla Casa delle Feste, con andamento adiacente al fronte orientale del Palazzo Sud, doveva essere aperta annualmente per la festività in onore del dio. L’edificio, di cui ci sono pervenute le sole murature di fondazione, conserva sulle pareti una straordinaria decorazione a bassorilievo in mattoni stampati con rappresentazioni di file di tori e di animali fantastici alternate. Tale decorazione in fondazione suggerisce che la funzione rituale della porta dovesse sussistere anche durante gli anni intercorsi per la formazione del terrapieno fino a raggiungere la quota dell’acropoli del palazzo. La ricostruzione nel Pergamon Museum di Berlino della porta rivestita in mattoni smaltati deriva dalla ricomposizione dei frammenti rinvenuti in stato di crollo in sito alla quota finale del rialzamento.
Poiché la sommità conservata della porta è alla quota della via professionale che l’attraversava, l’apprezzamento dell’apparato decorativo è reso possibile per mezzo di scalinate di discesa e risalita. Il progetto prevedeva il ripristino della continuità della strada al di qua e al di là della porta coprendo e musealizzando, quindi, con una struttura spaziale la lacuna attuale e lo spazio oggi percorribile. Il progetto prevedeva inoltre l’istallazione di un diaframma di weel-points attorno alla porta in grado di raggiungere all’asciutto il piede delle murature, finora mai raggiunto in nessun punto della città (Parapetti, 1982).