Hatra, la grande città araba prima dell’Islam (300 ettari), è un centro isolato dell’Iraq settentrionale, all’incrocio di vie di comunicazione tra la Mesopotamia centrale, la Siria e il Mediterraneo. Benché il commercio non facesse parte delle attività principali della città, è possibile che Hatra costituisse una tappa su una via secondaria e traesse vantaggio da tale posizione. Sulla tavola Peutingeriana è infatti rappresentata come sosta della rete di collegamenti che attraversava la Jazirah.
Alleata del grande re partico, che controllava un territorio che si estendeva dall’Asia centrale alla Mesopotamia, era il maggior centro della Jazirah, probabilmente l’“Arabaya” delle iscrizioni reali locali, governata da una dinastia indipendente i cui re si proclamavano “re degli Arabi”. La presenza al centro della città di un grande e ricco Santuario (m 450x300) indica come lo sviluppo di Hatra fosse dovuto principalmente al suo ruolo di centro religioso dedicato a Shamash, il dio Sole, venerato dalle tribù arabe.
All’importanza religiosa e commerciale si univa la posizione strategica della città, paese cuscinetto tra il limes romano e la Mesopotamia partica. Hatra fu infatti assediata senza successo sia da Traiano sia da Settimio Severo e cadde solo nel 240-241 d.C. per mano dei Sasanidi, la dinastia iraniana che si sostituì alla potenza partica.
Dopo la caduta in mano sasanide la città venne progressivamente abbandonata e, di conseguenza, la sua facies più recente si è mantenuta in modo eccezionale. Ancora oggi è visibile l'impianto urbanistico con le fortificazioni e i templi all'interno.
Rendono testimonianza dello stato di conservazione della città i volumi redatti dall’archeologo tedesco W. Andrae, che all’inizio del XX secolo documentò graficamente e fotograficamente le emergenze architettoniche. Solo dal 1951 scavi archeologici e restauri furono condotti sul sito dalla Direzione Generale delle Antichità Irachene, limitati però alle maggiori evidenze monumentali e in particolare agli edifici di culto.