Lo scavo | Liv. I e II | Liv. III | Liv. IV e V | Liv. VI e VII | Liv. VIII | Liv. IX e X
Lo scavo della grande collina di Yelkhi, vale a dire di quello che
si è rivelato essere uno dei principali stanziamenti del bacino
di Hamrin dalla fine del terzo millennio a.C. e per tutto il secondo,
ebbe inizio nell’autunno del 1977 per terminare nella primavera
del 1980 dopo una serie continuativa di missioni.
L’indagine archeologica si concretizzò in un primo tempo
nello scavo in estensione della sommità (area A, livelli
I e II) del tell, alto 12 m sul piano di campagna, l’area
di scavo venne poi successivamente limitata ad una vasta trincea di
circa m 30 x 10 aperta lungo il versante sudorientale (area B, livelli
III, IV e V, VI e VII, VIII),
mentre quattro sondaggi di m 4 x 4 raggiunsero i livelli basali appartenenti
alle fasi più antiche dell’insediamento (livelli
IX e X).
Il palazzo, sede signorile e fortificata, di Yelkhi I edificato isolato
sulla sommità del tell, a protezione dell’abitato, Tell
Kesaran, che si estendeva ai suoi piedi, presenta caratteristiche ascrivibili
ad un contesto sociale di matrice feudale e guerriera tipico dell’aristocrazia
cassita. Anche l’alta qualità della ceramica, calici e
coppe realizzate con impasto assai depurato e pareti sottili, rinvenuta
all’interno del palazzo ne conferma la posizione privilegiata.
Proprio le caratteristiche della ceramica rinvenuta nel livello II relativa
ad uno stanziamento scarsamente conservato anch’esso limitato
alla sommità del tell, trova confronti con materiale da un lato
di tradizione mitannica e dall’altro di tipo elamita a testimonianza
della mutata situazione politica nella zona di Hamrin, ai piedi delle
ultime pendici degli Zagros. Non si dimentichi che la regione doveva
essere attraversata dalla grande strada che collegava in età cassita
la Babilonia all’Iran.
L’abitato di Yelkhi III riflette una situazione decisamente variegata.
L’insediamento all’interno del quale lo scavo ha potuto
identificare diversi quartieri separati da vicoli e piccoli slarghi, è caratterizzato
dalla presenza di un piccolo tempio rettangolare nel cui interno si
sono messe in luce due celle, la minore delle quali con podio circolare
e altare decorato da nicchie riprofilate, e un piccolo ambiente, usato
evidentemente come archivio, in cui sono stati ritrovati testi a carattere
amministrativo e lettere, ma in particolare, testi relativi a pratiche
di divinazione e previsione del futuro attuate attraverso l’esame
del fegato dell’animale sacrificato. L’abbondanza dei ritrovamenti
ceramici sembra suggerire l’idea di una produzione standardizzata
e quasi di massa che presenta confronti puntuali da un lato con lo stile
ceramico di età paleobabilonese venutosi a creare nelle grandi
metropoli della Mesopotamia meridionale dall’altro con la tradizione
sviluppatasi nella zona della Diyala e ad Eshnunna in particolare, al
cui sistema amministrativo doveva probabilmente appartenere il villaggio
del livello III di Yelkhi.
All’avanzato periodo Isin-Larsa appartiene Yelkhi IV e nonostante
la pessima conservazione delle strutture del livello, Yelkhi sembra
ancora conservare parte dell’importanza che certo doveva aver
raggiunto nella piena età Isin-Larsa come testimoniano le strutture
del precedente V livello.
Il grande palazzo del livello V, di cui si
sono messi in luce in particolare l’area amministrativa e i magazzini
- occupati da grandi giare che contenevano ancora granaglie -, doveva
fungere da centro di raccolta e distribuzione dei prodotti del territorio,
come testimoniano le tavolette cuneiformi con lunghi elenchi di razioni,
orzo e lana in particolare, e nomi di persone a cui questi beni erano
destinati.
È probabile che da questa età Yelkhi fosse entrato a far parte dell’orbita politica di Eshnunna, una delle prime città a separarsi dal regno di Ur e ad essere governata da una propria dinastia autonoma di sovrani, e che l’Hamrin tutto rappresentasse la frontiera settentrionale del territorio sottoposto al controllo di questa città.
Particolarmente ricco il corredo di alcune sepolture nell’area del palazzo, a camera o in fossa, probabilmente appartenenti a membri della nobiltà palatina. Oltre agli usuali recipienti in ceramica, vi compaiono coppe in metallo, ornamenti personali, bracciali e cavigliere, e asce bronzee lunate o semplici.
Il vasto complesso monumentale del livello VI databile ad età neosumerica, come provano l’orizzonte ceramico e le impronte di sigillo di stile Ur III, testimonia l’importanza assunta dall’insediamento di Yelkhi nel momento in cui i signori della grande metropoli meridionale estesero il loro dominio nella regione.
Tra le strutture messe in luce è possibile identificare un’area sacra nella parte ovest della trincea, con cella dal portale riprofilato e grande altare con podio sacrificale. Una valenza polifunzionale dovevano avere gli ambienti orientali, sebbene l’incredibile complesso di sepolture di neonati in vasi di argilla cruda non può che essere dovuto a precise scelte rituali. Le imposte di arconi in questi ambienti presuppongono che la copertura fosse sostenuta da una serie di archi, a conferma della spiccata monumentalità dell’intero complesso e di una precisa volontà progettuale confermata dal rinvenimento di uno strato di sabbia usato come letto di fondazione del nuovo edificio.
La sabbia, elemento purificatore per eccellenza nella tradizione architettonica e rituale mesopotamica viene impiegata infatti quando si tratta di purificare per una nuova costruzione a carattere religioso un’area in precedenza già occupata da edifici profani. Una grande casa, edificata non in mattoni crudi ma in argilla pressata, occupava infatti nel precedente livello VII la zona orientale della trincea. Si tratta di un esempio particolarmente chiaro di casa mesopotamica a cortile centrale. L’insediamento ebbe vita relativamente breve e in base all’orizzonte ceramico e allo stile dei sigilli cilindrici ritrovati in situ è possibile datarlo al periodo tardo accadico.
Alla piena età accadica si data, in base allo stile della glittica e alle caratteristiche morfologiche dei ritrovamenti ceramici, Yelkhi VIII. Le strutture scavate nella parte orientale della trincea mostrano caratteristiche abitative, mentre l’area occidentale era invece in gran parte occupata da aree aperte in cui dovevano trovare spazio attività artigianali, come ci conferma il ritrovamento di forni per la cottura della ceramica, e una serie di silos per l’immagazzinamento di prodotti agricoli.
I resti degli stanziamenti di periodo protodinastico e tardo Jamdet Nasr (livelli IX e X) vennero raggiunti in quattro sondaggi aperti sul fondo della trincea. Purtroppo i resti architettonici si presentavano in pessimo stato di conservazione a causa del contatto con la falda d’acqua, ma la ceramica, di fattura curata, e la glittica costituiscono le prime testimonianze della cultura materiale di Tell Yelkhi, proprio nel momento in cui le grandi fortezze circolari di Tell Gubba e Tell Razuk testimoniano lo sviluppo e l’autonomia socio-culturale raggiunta in età protodinastica dai principali stanziamenti del bacino di Hamrin