Tell Abu Husaini, inserito nel progetto di indagine dei siti dell’area
di Yelkhi, nella valle di Hamrin, fu scavato negli anni 1978-1979.
Il tell si elevava di circa 6 metri sulla vallata circostante. Tale
altezza non corrispondeva tuttavia a una ricca successione di occupazione
umana: quando i primi abitatori vi giunsero, trovarono già circa
3 metri di elevazione naturale, provocata dall’accumulo di sedimenti
alluvionali.
Il luogo era perciò ben asciutto e drenato, nonostante la sua
vicinanza all’antico corso di un braccio del fiume Diyala.
L’occupazione del sito avvenne relativamente tardi, se consideriamo
che l’area di Hamrin era già abitata durante il neolitico
preceramico. La prima fase abitativa, direttamente appoggiata sul terreno
vergine, risale infatti al calcolitico, più precisamente al periodo
tardo obeid (fine V millenio a.C.).
Il tell non venne più rioccupato dopo l’abbandono di tale popolazione,
se si eccettua l’uso del luogo come sepoltura durante i più
tardi periodi isin-larsa, neoassiro, partico e islamico.
L’insediamento tardo obeid presenta tre fasi abitative,
che si sviluppano in rapida successione stratigrafica, senza soluzione di
continuità anche stando all’analisi del materiale
ceramico ritrovato, di caratteristiche omogenee che non lasciano emergere
un’evoluzione stilistica o cronologica.
Dopo una prima fase (fase 1) costituita essenzialmente di un battuto verdastro con tracce di focolari e pochi resti di muri relativi a ambienti quadrangolari e circolari, alla fase 2 appartengono invece vari edifici costituiti da insiemi di vani quadrangolari.
Poichè lo scavo ha interessato solo un'area limitata del sito, non è agevole ricostruire la pianta degli edifici. È però possibile riconoscere in qualche modo una tendenza alla struttura tripartita (casa a sala o cortile centrale con 2 ali di ambienti), tipica del priodo obeid in tutta la Mesopotamia. È possibile, inoltre, osservare nell'andamento dei muri la presenza di "contrafforti" e riseghe, anch'essi tipici degli edifici obeid e che, in qualche modo, avranno un enorme sviluppo nell'architettura mesopotamica.
Esisteva però indubbiamente una certa pianificazione del sito, in quanto quasi ovunque canalette di terracotta assicuravano lo scorrimento dell’acqua e un buon drenaggio delle abitazioni.
In un edificio è stato trovato un vano con un deposito di ciottoli di selce che, raccolti sul greto del fiume o sulle alture vicine, dovevano verosimilmente costituire la materia prima per la produzione di strumenti litici.
Le strutture relative all’ultima fase erano purtroppo molto frammentarie a causa della loro superficialità (come abbiamo detto, il sito non fu più rioccupato in seguito) che le ha esposte ai danni naturali dell’erosione e a quelli causati recentemente dall’uso dell’aratro meccanico.
I materiali recuperati durante lo scavo delineano il quadro di un piccolo insediamento agricolo. Sotto i pavimenti di molte abitazioni si sono trovate sepolture di bambini. Essi erano stati tumulati entro vasi di argilla, grosse scodelle o bicchieroni campaniformi; un altro vaso, rovesciato, ne chiudeva l’imboccatura, che spesso emergeva dal livello del pavimento, una sorta di segnacolo che manteneva gli abitanti della casa in contatto con il piccolo scomparso.
La ceramica, abbondantissima (sono stati recuperati circa 40.000 tra vasi e frammenti) si inserisce perfettamente nell’orizzonte tardo obeid di tradizione settentrionale, di cui Tell Abu Huseini rappresenta uno dei punti estremi di diffusione meridionale.
Ceramica di impasto paglioso, verdastro o camoscio, a volte dipinta con motivi semplici e lineari, più spesso incisa con motivi a spina di pesce o bande di linee orizzontali o ondulate. La maggior parte dei vasi era tuttavia priva di decorazione. Alle soglie dell’urbanizzazione, il periodo tardo obeid è infatti ormai lontano dalla splendida stagione della ceramica dipinta neolitica che ha avuto nella valle di Hamrin, come nel resto della Mesopotamia diverse espressioni, culminanti con il periodo halaf.
Anche gli strumenti litici sono abbondanti, in selce e quarzite oltre a belle lame in ossidiana (pietra vulcanica di provenienza anatolica).