Poco dopo la guerra del Golfo del 1990-1991 una commissione internazionale di archeologi, storici, filologi entrò in collaborazione con le autorità iraqene per arginare il problema del commercio illegale di antichità provenienti dai musei e dai siti dell’Iraq: una piaga che fino ad allora il Paese non aveva conosciuto così drammaticamente.
Il primo esito di questa collaborazione con lo State Board of Antiquities and Heritage of Iraq fu l’uscita di tre fascicoli, rispettivamente a cura della American Academic Research Institute in Iraq (formerly The American Association for Research in Baghdad: Gibson, McGuire; McMahon, Augusta. Lost Heritage: Antiquities Stolen from Iraq's Regional Museums, Fascicle 1. Chicago; 1992, 1 volume (xii + 54 pages [illustrated]): American Associaton for Research in Baghdad, 1155 E. 58th St., Chicago IL 60637, USA.), della British School of Archaeology in Iraq (Baker, H. D.; Matthews, R. J.; Postgate, J. N., Lost Heritage: Antiquities Stolen from Iraq's Regional Museums. Fascicle 2, London: British School of Archaeology in Iraq; 1993, 1 volume (viii + 153 pages [illustrated]). ISBN: 0-903472-14-7.) e dell’Institute for Cultural Studies of Ancient Iraq della Kokushikan University (Fujii, Hideo; Oguchi, Kazumi, Lost Heritage: Antiquities Stolen from Iraq's Regional Museums. Fascicle 3, Tokyo: Institute for Cultural Studies of Ancient Iraq, Kokushikan University; 1996, 1 volume (xxi + 43 pages [illustrated]). I tre fascicoli sono ora disponibili in rete all’indirizzo http://oi.uchicago.edu/OI/IRAQ/lh.html.
Brila 2000-2002
A partire dal 2000 il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino
per il Medio Oriente e l'Asia riprese i dati raccolti in queste pubblicazioni
con l’intento di costituire un data base delle antichità
trafugate dai musei regionali iraqeni atto ad essere continuamente aggiornato.
Grazie alla preziosa collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico
dell’Arma dei Carabinieri (già Comando Carabinieri Tutela
Patrimonio Culturale) una banca dati, seppure con accesso ristretto, venne
compilata e fu messa sulla rete negli anni seguenti.
Questa prima fase del progetto B.R.I.L.A. ha esclusivamente riguardato gli oggetti trafugati dai musei regionali (Basra, Kufa, Babilonia, Maysam, Qadissiya, Assur, Kirkuk, Dohuk, Suleimaniyeh) dell’Iraq fino al 2002: come è noto, infatti, l’Iraq Museum di Baghdad non subì danni durante o dopo la prima invasione delle truppe americane nel Paese.
Sebbene la ricerca sugli oggetti trafugati sia stata fatta a più riprese ed in modo capillare, si posseggono dati estremamente incompleti: dei circa 3500 oggetti dichiarati rubati dalle antichità iraqene fino al 2002, si è reperita una documentazione soddisfacente solo per circa 730 di essi che qui viene raccolta e presentata. Nel data base che viene messo finalmente a disposizione del pubblico, i dati iniziali sui singoli oggetti raccolti nelle precedenti pubblicazioni sono stati in parte rivisti e aggiornati laddove si siano trovate informazioni aggiuntive. Si tratta in ogni caso di un lavoro preliminare: una semplice registrazione e non uno studio comparativo che tuttavia riteniamo utile per il suo valore di documentazione seppure parziale. Un lavoro che si è interrotto allo scoppio della recente guerra del Golfo; da allora si è aperto un nuovo e triste capitolo per il patrimonio culturale iraqeno.
In questa sezione si rende disponibile per la consultazione il primo database BRILA aggiornato al 2002.
Brila 2003
Un elenco compilato dai Carabinieri nel settembre-ottobre 2003 raccoglie una lista di oggetti rubati dal Museo di Baghdad: da questa originaria lista sono stati eliminati i record relativi agli oggetti recuperati (per la verità un numero esiguo) sopra illustrati. Invitiamo chiunque a comunicare eventuali aggiornamenti relativi ai pezzi inclusi nelle seguenti liste.
Un'ulteriore lista di oggetti recuperati grazie agli esperti del Centro Scavi di Torino al suq di Baghdad nell’estate-autunno 2003 è stata elaborata a Baghdad nei locali del museo in soli 5 giorni (dicembre 2003) in condizioni, come si può immaginare, piuttosto precarie. Pertanto, dovendo scegliere come procedere più velocemente possibile per documentare tutti gli oggetti recuperati (prevalentemente sigilli a cilindro e beads), si è deciso di compilare un semplice elenco dei pezzi rientrati e con ancora il numero IM leggibile.
Le riprese fotografiche sono state invece fatte esclusivamente per quei pezzi che non riportavano più (e forse non lo hanno mai avuto) il numero di inventario del museo.