In risposta alle richieste più urgenti dello State Board of Antiquities
and Heritage dopo gli eventi bellici del marzo 2003, si sono
realizzati e si stanno tuttora portando avanti progetti che hanno lo
scopo di riabilitare il patrimonio culturale iraqeno danneggiato e minacciato.
A partire dall’estate 2003, grazie al finanziamento del Ministero
degli Affari Esteri italiano assegnato al Centro di Torino, fondatore
dell’Istituto Italo-Iraqeno di Archeologia e del Centro
Italo-Iraqeno per il Restauro dei Monumenti di Baghdad, è stato
possibile realizzare i seguenti progetti:
Questo progetto consiste nella creazione di un database in cui vengono registrate le schede degli oggetti trafugati dall’Iraq Museum ed è in realtà la continuazione di un lavoro analogo, cominciato nel 2000 in collaborazione con il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (corpo dell’Esercito Italiano) e con l’Interpol, per il recupero degli oggetti trafugati dai musei regionali iraqeni dopo la prima guerra del Golfo del 1991.
Consiste nella preparazione di un GIS, Geographic Information System, finalizzato alla creazione di una “mappa del rischio” dei siti di Babilonia, Seleucia e Nimrud, siti in cui il Centro torinese ha lavorato in passato.
I laboratori, saccheggiati e irreparabilmente danneggiati nell’aprile
2003, sono stati riorganizzati in un’ala diversa del complesso dell’Iraq
Museum. Nel marzo 2004 sono stati inaugurati i nuovi laboratori, completamente
arredati e dotati delle attrezzature e dei materiali di base inviati dall’Italia,
e sono cominciati corsi di addestramento per 14 nuovi restauratori iraqeni.
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Ministero
per i Beni e le Attività Culturali attraverso l’opera del suo
Istituto Centrale per il Restauro.
Sotto la supervisione degli esperti italiani, che si sono alternati dall’aprile
al giugno 2004, è stato effettuato il recupero
degli oggetti a maggior
rischio di degrado, recuperati dai vari depositi dell’Iraq Museum.
A causa delle ancora precarie condizioni di sicurezza in Iraq, questi corsi
di addestramento sono stati successivamente trasferiti ad Amman presso
il locale Department of Antiquities (Dic. 2004 – Feb. 2005). Avvantaggiandosi
dell’opportunità di operare su materiali archeologici provenienti
da scavi illeciti iraqeni e confiscati dalle dogane giordane, i 14
corsisti iraqeni, oltre all’apprendimento teorico, hanno potuto continuare
ad esercitarsi nel restauro. Con l’occasione si è anche potuto
procedere alla catalogazione di tale oggetti con la creazione di un
ulteriore database (B.R.I.L.A. Jordan).
Scopo dei corsi, che hanno avuto luogo presso il Centro di Restauro
locale, è stato impartire le nozioni fondamentali del restauro archeologico,
sia teorico (tecnologia e restauro di ceramica, vetro, metallo, avorio)
sia pratico (ceramica, pietra). Hanno completato il corso lezioni
di storia del restauro e storia dell’arte e dell’archeologia della
Mesopotamia dalla preistoria al periodo ottomano. Tredici esperti
italiani ed un giordano hanno addestrato 14 iraqeni; il corso è stato
seguito inoltre da 6 giordani in qualità di uditori.
Grazie ad un contributo aggiuntivo UNESCO, si è potuto integrare
alle attività in Giordania anche un corso specifico sulle tecniche
di pronto intervento per la conservazione (first-aid conservation)
degli oggetti nel loro percorso dallo scavo al laboratorio.
Le Autorità competenti giordane, ed in particolare il Dott. Fawaz Khraisheh, Direttore Generale del Department of Antiquities hanno concesso a questo progetto tutto il loro sostegno morale e logistico.
In seguito all’allestimento del nuovo Laboratorio sono riprese in collaborazione con l’ICR le attività di restauro grazie all’alternarsi di numerosi esperti italiani nel settore della conservazione. Su indicazione dello State Board of Antiquities and Heritage of Iraq e la collaborazione di quattordici allievi restauratori iracheni, si è intervenuto sui materiali scelti per particolari caratteristiche didattiche e di gravità di stato di conservazione. Si è così operato su di un gruppo di statue in calcare e alabastro provenienti da Hatra.
Uno specifico intervento ha interessato alcuni degli ortostati della cosiddetta sala assira mediante verifica e parziale rifacimento delle vecchie integrazioni con materiali idonei. Le attività dedicate ai manufatti lapidei si sono concluse con il restauro della testa proveniente da Warka e con la pulitura e l’assemblaggio, rispettando le vecchie integrazioni in gesso a rilievo storicizzate, dei numerosi frammenti del vaso di Warka, precedentemente trafugato ed in un secondo tempo restituito. La ricomposizione del prezioso documento non ha purtroppo potuto essere ultimata. I lavori di recupero sono proseguiti con la ricomposizione dei frammenti costituenti uno dei leoni in terra cotta di Tell Harmal. Sono stati inoltre messi in sicurezza numerosi avori provenienti da Nimrud rinvenuti all’interno di un deposito ripetutamente allagato. Una parte di questi è stata sottoposta a pulitura e disifenstazione.
Il restauro ha permesso, oltre al ripristino di opere fortemente danneggiate, anche l’apprendimento da parte degli allievi delle principali tecniche di intervento e dell’uso dei più recenti materiali di impiego nel campo della conservazione. Tutti gli oggetti restaurati o in via di restauro sono attualmente custoditi all’interno di casse appositamente costruite per garantire il massimo della sicurezza in attesa della ripresa degli interventi.
Nel novembre del 2008 è stato portato a termine il progetto - pianificato nell’autunno del 2003 di concerto con lo State Board of Antiquities and Heritage of Iraq - di riapertura parziale dell’Iraq Museum di Baghdad, considerato ad ogni livello della società iraqena come simbolo e custode dell’identità nazionale.
I lavori di riallestimento - avviati nella primavera del 2006 sotto la direzione dell’arch. Roberto Parapetti e realizzati dalla ditta Consultant Engineering di Baghdad - hanno interessato la galleria della scultura monumentale assira, la galleria della decorazione architettonica islamica e il grande cortile centrale. Le due gallerie sono state rinnovate grazie ad una diversa articolazione degli spazi e ad un nuovo impianto di illuminazione; il cortile centrale è stato dotato di un impianto di videosorveglianza anti-intrusione. Il percorso espositivo è corredato da una serie di pannelli esplicativi illustranti la storia dell’Iraq Museum, la storia delle ricerche e le principali tappe dello sviluppo storico e artistico della Mesopotamia, dalla preistoria all’epoca del dominio ottomano.
Il progetto, finanziato dalla Direzione Generale per il Mediterraneo e il Medio Oriente del Ministero degli Affari Esteri, ha goduto di un ulteriore contributo da parte del Dipartimento per la Ricerca, l'Innovazione e l'Organizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Fondazione Banca Nazionale delle Comunicazioni.