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Attivitą della missione

Babilonia

Attivitą della missione italiana a Babilonia 1974-1989

Progetto: Ricerche archeologiche a Babilonia
Sito: Babilonia
Responsabile: Giovanni Bergamini

1974-1977
Nel settembre 1974 la Direzione Generale delle Antichità Irachene affidava all’Istituto Italo-Iraqeno di Archeologia di Baghdad lo studio preliminare ad un progetto di restauro e valorizzazione del sito di Babilonia.

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Babilonia

Un nuovo rilievo generale del’area archeologica (1974), integrato da dati aerofotogrammetrici, ha documentato lo “stato di fatto” dell’area archeologica rispetto alle infrastrutture contemporanee, e ha evidenziato alcune problematicità nell’area dei palazzi e della ziqqurat: in particolare una significativa discrasia tra i resti della torre - di incerta datazione perché privi di iscrizioni laterizie - e le strutture del recinto di Etemenanki, ascrivibili soprattutto a Nabû-kudurri-usur.

La revisione stratigrafica dei dati di scavo della Missione della Deutsche Orient-Gesellschaft ha rivelato un notevole dislivello tra le quote di spiccato del temenos e quelle dell’impianto scalare della torre, inferiori di circa sette metri: se i resti della ziqqurat fossero stati coevi al recinto neobabilonese, sarebbe stato impossibile drenare l’enorme cortile. Una recente spiegazione, che l’intera struttura in cotto della torre (attribuita però a Nabû-kudurri-usur) sia affondata per ben sette metri nel suolo alluvionale, necessita di conferme strutturali e geologiche, e contrasta con il fatto che nessun monumento ufficiale neo-babilonese risulta costruito con mattoni cotti senza bollo laterizio, mentre i resti dell’impianto scalare di questa torre più antica sono anepigrafi.

Un’analisi delle strutture idriche della città (muri di banchina, ecc.) ha permesso di ricostruire i livelli d’acqua d’età neobabilonese. La quota del primo gradino delle rampe scalari laterali di Etemenanki indica un livello della spianata ben inferiore al livello medio e massimo del sistema idrico: dunque impossibile da drenare. La torre scavata da Koldewey, con impianto scalare a T, doveva essere già interrata all’epoca di Nabû-kudurri-usur, la cui nuova ziqqurat, a detta di Erodoto, aveva invece una rampa coclide. Il re babilonese, a proprio dire, avrebbe infatti “riempito la muratura inferiore [della torre preesistente] per 30 ammati (non meno di 16 m.) con un alto riempimento”. Trattandosi in realtà di due monumenti diversi, risultano dunque superati i numerosi tentativi di ricostruzione della torre basati su un compromesso tra i due distinti tipi di impianto scalare.

In antico, le fonti cuneiformi registrano una costante preoccupazione per l’innalzarsi del livello delle acque, sia di superficie, sia della falda freatica. Nabû-kudurri-usur dichiara esplicitamente di aver rialzato l’acropoli reale perché le acque avevano indebolito le fondamenta del palazzo paterno. Nel volgere di pochi anni Babilonia innalzò tutti i suoi monumenti più importanti, i templi, i palazzi ed anche i più importanti assi viari, tra cui le due principali Vie delle Processioni. Ma la crisi non avrebbe tardato di molto.

L’analisi dei dati ha rivelato diverse fasi di un grande dissesto idrogeologico: la digressione fluviale riconoscibile come più antica può probabilmente identificarsi con quella di età achemenide descritta da Erodoto, con il fiume che irrompe nella città interna e va a separare l’area dei Palazzi da quella del “Tempio di Zeus Belos”.

1987-1989. Lo scavo in ŠU-AN-NA
A queste stesse problematiche di assetto urbano è legata l’attività di scavo e di prospezione condotta dal 1987 al 1989. L’area prescelta, un settore della città interna a Sud dell’Esagil, il quartiere denominato dai testi TIN-TIRki come “ŠU-AN-NA”, era tra i più importanti quartieri “storici” della città: corrisponde alla zona di Ishân Aswad, dove la missione tedesca aveva messo in luce i templi di Išhara e di Ninurta.

La zona a ridosso del lato sud delle mura interne presentava particolarità che giustificavano un intervento diretto: innanzitutto, la morfologia della superficie si rivelava molto simile allo stato di fatto dell’area dei palazzi prima dello scavo, con tracce evidenti di fosse derivanti dallo smantellamento di imponenti strutture in cotto. In secondo luogo, si poteva presupporre un vasto terrazzamento, una situazione evidentemente in atto già in età neobabilonese.

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Babilonia

Lo scavo – purtroppo interrotto a seguito degli eventi bellici - ha individuato un poderoso terrapieno che a partire almeno dall’età achemenide aveva inglobato anche il tratto delle mura interne immediatamente ad est della porta d’Urash, fondandosi su livelli già alti in periodo neobabilonese. I livelli successivi di occupazione si datano al più tardi al primo periodo ellenistico, mentre l’età partica ha restituito soltanto sepolture e reperti isolati.

Tutto lascia supporre che in età neobabilonese il rialzamento di entrambe le vie processionali – d’Ishtar a Nord, di Nabû a Sud – abbia portato alla creazione di due “acropoli” antitetiche, in qualche modo collegate ai due principali assi stradali della città, con importante funzione nell’ambito dell’urbanistica “sacrale” della città.

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