La Missione congiunta italo-iraniana in Khuzistan ha inaugurato la sua attività di ricerca sul terreno nell’area di Hung-e Azhdar, un villaggio situato all’entrata di una valle dell’altopiano del Bakthiari, a circa 17 km a nord della moderna cittadina di Izeh.
Il progetto rientra in un accordo di cooperazione tra l’Iranian Center for Archaeological Research (ICAR) del Cultural Heritage, Common Handicrafts and Tourism Organization della Repubblica Islamica dell’Iran (ICHTO) e il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia (CST). Altre istituzioni coinvolte nel progetto sono il Dipartimento di Ingegneria del Territorio, dell’Ambiente e delle Geotecnologie del Politecnico di Torino (DITAG), e il Dipartimento di Scienze Antropologiche, Archeologiche e Storico-Territoriali dell’Università di Torino (SAAST).
La missione beneficiò del munifico contributo della Fondazione CRT di Torino e del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana.
Scansione laser del rilievo rupestre di Hung-e Azdhar e ricognizione preliminare dell’area circostante
(4 – 12 marzo 2008)
Principale obiettivo della missione è stata la ricognizione tramite scansione laser di un rilievo rupestre di età partica, raffigurante una scena di omaggio o di investitura (?), scolpito sulla superficie di un masso situato nei pressi delle pendici meridionali della valle. Il rilievo, lungo circa 5,40 m ed alto circa 2,10 m, si erge a circa 1,50. La profondità dello scolpito, che copre una superficie di circa 11 m2, varia da circa 1 a circa 15 cm. Sono raffigurati nella parte sinistra un cavaliere barbuto seguito da un attendente e nella parte destra quattro figure maschili stanti. Questa raffigurazione suscita grande interesse nel contesto dell’arte dell’antica Elimaide, poiché l’iconografia e lo stile delle figure sono alquanto differenti: mentre le figure stanti sono rappresentate frontalmente e in vesti iraniche, il cavaliere e il suo attendente sono le uniche figure nel contesto dei rilievi rupestri partici ad essere di profilo. La cronologia e l’interpretazione della scena sono per questi motivi assai controverse e il quadro storico della commissione e realizzazione dell’opera cambia enormemente: alcuni studiosi collocano la realizzazione del cavaliere e del suo attendente nel contesto della conquista dell’Elimaide da parte di Mitridate I nel 140-139 a.C., o tutt’al più negli anni immediatamente successivi; altri pensano alla tarda età partica (II-III sec. d.C.) per le figure stanti. Il rilievo di Hung-e Azhdar è stato già sottoposto a ricognizione durante gli ultimi decenni. Queste ricerche hanno permesso di acquisire numerose immagini fotografiche e disegni che, sebbene di altissima qualità, non permettono un esame approfondito. Per questo motivo, uno degli obiettivi principali del nostro progetto è stato l’utilizzo di uno scanner laser.
Questa tecnologia può infatti permettere un esame assai dettagliato della superficie scolpita con misurazioni precise della profondità in punti differenti della scena figurata e gettare, in questo modo, nuova luce sulle tecniche scultoree impiegate nella realizzazione delle diverse figure. Inoltre, anche l’erosione della superficie può essere sottoposta ad indagine, integrando le informazioni progressivamente acquisite tramite scansioni periodiche da poter confrontare con i dati già elaborati. La superficie scolpita del masso è stata suddivisa in 34 settori quadrati, ognuno di 60 cm di lato. Circa 15.000 marker sono stati fatti aderire alla superficie, a una distanza non superiore ai 5 cm l’uno dall’altro, così da permettere allo scanner di riconoscere la sua posizione nello spazio tridimensionale. Ogni settore è stato scansionato separatamente dagli altri con uno scanner manuale ad alta definizione (handyscan 3D modello HZ), mosso perpendicolarmente alla superficie, ad una distanza di ca. 15-20 cm dalla roccia: i 34 settori sono stati acquisiti come file digitali alla risoluzione più spinta (1,95 mm), sovrapponendo con una tolleranza del 10% i lati adiacenti.
Lo scanner non ha mai toccato la superficie durante le operazioni. Sono inoltre state acquisite immagini con una camera fotogrammetrica digitale (modello Kodak DCS PRO 14m) per integrare le informazioni fornite dalla scansione laser: sono stati scattati 22 fotogrammi a una distanza di 5.3 e 1.3 m (per i dettagli). Tramite un ricevitore GPS (modello Topcon Hiper PRO) sono stati fissati sul terreno dei capisaldi per la ricognizione topografica, mentre 70 punti di riferimento (ground control points) sono stati acquisiti sulla superficie scolpita tramite una stazione totale (modello Topcon Get 3005N), così da delineare una griglia topografica utile anche per ricognizioni future. In questo modo, la natura numerica e tridimensionale dell’informazione acquisita può essere inserita in un unico sistema di riferimento.
I files acquisiti sono stati uniti su un unico supporto ed elaborati nei laboratori del DITAG, permettendo la realizzazione di un modello digitale 3D del rilievo rupestre formato da 7.692.104 punti con una precisione approssimativa di 0,2 mm. Le immagini acquisite dalla camera fotogrammetrica sono state elaborate per ottenere un’ortofoto digitale e delle “immagini solide” della superficie scolpita. Le immagini solide sono immagini digitali i cui pixel comprendono le coordinate x, y e z, e permettono di inserire l’informazione in un sistema di riferimento noto, in modo da misurare distanze, angoli e aree. Queste si configurano come file RGB ad alta risoluzione (non ortorettificati), integrati da una matrice numerica della stessa risoluzione, contenente l’informazione tridimensionale della superficie scansionata. Un software specifico (SirIO) è stato creato per la gestione di questi dati.
Questo permette di gestire tutti i file elaborati – il modello 3D, l’ortofoto e le immagini solide – su un’unica piattaforma: tracce di utensili, diversità nella profondità dello scolpito e la naturale conformazione della roccia saranno esaminati per verificare se nelle due parti della scena figurata, oltre alle evidenti contraddizioni iconografiche e stilistiche, sono anche rilevabili differenze nella tecnica scultorea e tracce di riscolpitura. Considerata la mancanza di indagini accurate nella valle di Hung-e Azhdar, una ricognizione preliminare dell’area circostante è stata pianificata allo scopo di rilevare tracce di ulteriori resti archeologici. È stata quindi sottoposta ad indagine un’area circoscritta di ca. 4400 m2 nei pressi del masso scolpito, la quale ha rivelato la presenza di frammenti di ceramica e di frammenti ossei, raggruppati assieme a del pietrisco. Questi raggruppamenti di forma irregolare si dispongono intorno al masso in tutte le direzioni e sembrano imputabili a un contesto archeologico molto disturbato. Ne sono stati identificati almeno 19.
Laser scanning dei rilievi rupestri di Hung-e Azdhar, Hung-e Yaralivand, Hung-e Kamalvand, topografia della valle di Hung-e Azhdar e sondaggi stratigrafici di fronte al masso di Hung-e Azhdar.
(9 Febbraio – 2 Marzo, 2009)
La Missione congiunta Italo-Iraniana in Khuzistan ha portato a termine la 2a campagna nell’ area di Hung-e Azhdar, allo scopo di ampliare le ricerche iniziate durante la 1a campagna (2008).
Membri della spedizione per parte Iraniana sono stati Jafar Mehrkian (ICAR, condirettore), Yalda Sourani (ICAR, architetto), Mehdi Faragi (ICAR, archeologo), Neamatollah Salashoor (archeologo), Mojtaba Shokrollahi (fotografo) e Ali Reza Ismaili (tecnico), per parte Italiana, Vito Messina (CST,condirettore), Paolo Ardissone (DITAG, archeologo e topografo) e Bonfanti (DITAG, architetto). Supervisore del CST è il Prof. Antonio Invernizzi, supervisore del DITAG il Prof. Fulvio Rinaudo.
Obiettivi della campagna sono stati:
– l’acquisizione tramite scansione scanner della superficie naturale del masso di the Hung-e Azhdar e della superficie scolpita dei rilievi rupestri di Hung-e Yaralivand e Hung-e Kavalvand;
– la topografia della valle di Hung-e Azhdar;
– l’apertura di un sondaggio stratigrafico davanti al rilievo di Hung-e Azhdar.
1. Scansione laser dei rilievi di Hung-e Azhdar, Hung-e Yaralivand e Hung-e Kamalvand
1a. Situazione precedente alle operazioni
La ricognizione preliminare dei rilievi di Hung-e Azhdar, Hung-e Yaralivand e Hung-e Kamalvand ha evidenziato la presenza di bersagli per fotogrammetria sulla superficie scolpita di tutti i rilievi. Si tratta di bersagli in carta di forma rettangolare, fatti aderire alla superficie rocciosa tramite una colla molto resistente.
Questi interventi non sono pertinenti al presente progetto e i relativi bersagli erano già stati fissati sulla roccia prima dell’inizio delle nostre operazioni. La presenza di questi bersagli è stata segnalata alle autorità locali. Inoltre, la ricognizione preliminare del rilievo di Hung-e Azhdar ha permesso di rilevare sulla superficie delle chiare tracce dovute all’erosione provocata dell’acqua piovana: queste sono in larga parte dovute a una crepa longitudinale nella parte alta del masso, che canalizza sulla superficie scolpita l’acqua proveniente da precipitazioni atmosferiche.
1b. Laser scanning
Le operazioni di acquisizione con il laser scanner si sono protratte per 4 giorni. La superficie naturale che circonda il rilievo partico di Hung-e Azhdar è stata acquisita a una risoluzione di ca. 1 mm. I nuovi dati saranno integrati con quelli già acquisiti durante la 1a campagna, così da ottenere un modello digitale 3D completo di questa parte del masso.
Il rilieovo rupestre di Hung-e Yaralivand raffigura due figure maschili stanti, ognuna delle quali indossa una tunica campaniforme su ampi pantaloni. Si tratta di figure frontali, ad eccezione dei piedi, che sono di profilo. La figura nella parte destra tiene la mano sinistra al fianco, quella nella parte di sinistra tiene al fianco la mano destra. La scena è interpretata come un’investitura (Mathiesen, 1992, 123-124). La superficie scolpita è stata suddivisa in 9 settori quadrati, ognuno di ca. 60x60 cm. Sulla superficie sono stati fatti aderire dei markers che permettessero allo scanner di riconoscere la sua posizione nello spazio: si tratta di markers circolari, del diametro di ca. 5 mm, che sono stati completamente rimossi dopo le operazioni di acquisizione. Ogni settore è stato separatamente acquisito con uno scanner manuale ad alta precisione (model HZ), mosso perpendicolarmente alla superficie, a una distanza da essa di ca. 15-20 cm. Lo strumento non ha mai toccato la superficie.
Il rilievo di Hung-e Kamalvand è stato acquisito impiegando la medesima tecnica, la sua superficie essendo stata suddivisa anch’essa in 9 settori quadrati, di ca. 50x50 cm. Nella scena sono presenti una figura maschile frontale abbigliata al solito modo di fronte a un cavaliere che incede verso destra. Un’iscrizione in elimaico corre sulla parte superiore della scena: “Fraate il sacerdote, figlio di Kamnaskires” (Hinz, 1963, 171). Si ritiene generalmente che nell’iscrizione si faccia riferimento al cavaliere (Kawami, 1987, 72-73), per il quale si annuncia una discendenza regale, mentre la figura stante resta da identificare. Secondo T.S. Kawami (ibid., 73) si tratterebbe di un membro dei Kamnasiridi dotato di un certo potere, forse più religioso che civile, sulla regione di Izeh.
I dati acquisiti sono stati elaborati nei laboratori del DITAG, con un’approssimazione di ca. 0.2 mm. Sono state anche riprese immagini con una camera fotogrammetrica digitale (model Kodak DCS PRO 14m) allo scopo di integrare le informazioni ottenute dalla scansione laser. Si sono così ottenute delle ortofoto digitali e delle “immagini solide” delle superfici scansionate. Queste sono immagini digitali che contengono per ciascun pixel le informazioni relative alle coordinate x, y, z, in modo che sia possibile misurare all’interno di un sistema noto distanze, angoli ed aree. Punti di controllo sono poi stati acquisiti con una stazione totale allo scopo di referenziare nello stesso sistema tutte le informazioni acquisite.
1c. Elaborazione dei dati
Il modello digitale 3D completo del rilievo di Hung-e Azhdar è composto da 7.712.000 punti; quello di Hung-e Yaralivand da 2.467.745 punti; quello di Hung-e Kamalvand da 2.378.347 punti.
L’elaborazione preliminare dei dati acquisiti a Hung-e Yaralivand ha rivelato la presenza di un’iscrizione nella parte superiore della scena scolpita, che non è visibile ad occhio nudo: essa è infatti quasi del tutto erosa e solo trace assai esigue sono state percepte. Si tratta di un’iscrizione in elimaico, ovvero in aramaico del gruppo cd. “sud-mesopotamico”, molto simile a quella scoperta a Hung-e Kamalvand. Quest’iscrizione non era stata precedentemente rilevata ed è inedita. La traslitterazione e la traduzione sono state affidate al Prof. F. Pennacchietti (Università di Torino) e al Dott. Marco Moriggi (Università di Catania).
2. Topografia della valle di Hung-e Azhdar
Seguendo il fondovalle, è stata stabilita una rete con 6 capisaldi, col ricorso alla stazione totale: 5 capisaldi sono stati poi acquisiti anche tramite un ricevitore GPS (modello Topcon Hiper PRO). A partire da questi capisaldi la rete è stata incrementata rilevando 2462 ground control points (GCP), sia sul fondovalle sia sul versante meridionale: si è utilizzato un prisma riflettente (a 360°) per stabilire le curve di livello. I dati sono stati georeferenziati.
La mappa mostra che il fondovalle si trova a una quota approssimativa di 836-837 m sul livello del mare (SLM) e che l’area investigata si trova a una quota di ca. 842 m SLM.
L’area che ha rivelato resti archeologici copre una superficie di ca. 4.200 m2 intorno al masso scolpito ed è collocata tra le coordinate 3533070-3533130 N and 392610-392690 E UTM (LL: 31°55’43.58’’ N, 49°41’40.96’’ E).
3. Sondaggi stratigrafici a Hung-e Azhdar
3a. Situazione precedente allo scavo
L’area selezionata per l’apertura di sondaggi stratigrafici si trova ai piedi del versante meridionale della valle di Hung-e Azhdar, subito a sud del rilievo raffigurante la scena di investitura, estendendosi per ca. 140 m2. In questo punto, il piano di campagna digrada lievemente verso il centro della valle e alcuni grandi massi, crollati dalla falesia in tempi remoti, sono in parte conficcati nel suolo, ergendosi per alcuni metri. Quest’area, denominata Area 1, era stata oggetto di una ricognizione preliminare nel corso della 1a campagna, che aveva rivelato chiare tracce di scavi non autorizzati. Ciò è stato conformato da un’ulteriore ricognizione durante l’attuale campagna: almeno 5 fosse di forma irregolare e una lunga trincea erano infatti ancora ben visibili sulla superficie, con terra di risulta ammucchiata sui lati di ciascuno di essi. Questa situazione ha evidentemente molto disturbato il contesto archeologico.
3b. Sondaggi stratigrafici nell’Area 1
Tre sondaggi di ridotta estensione (due di 4 m2, uno di 6 m2) sono stati aperti all’interno dell’Area1 e, successivamente, due di questi sono stati unificati in un unico sondaggio di ca. 17 m2. Questi sondaggi, denominati HeA 1 001, HeA 1 002 e HeA 1 003 sono situati in prossimità del masso scolpito: il sondaggio HeA 1 001 si trova ca. 3,5 m a sud-est del masso, il sondaggio HeA 1 002 si trova ai suoi piedi, nella parte occidentale, il sondaggio HeA 1 003 si trova ca. 5 m a sud, all’incirca al centro dell’Area 1, ma il suo limite settentrionale è stato ampliato sino a una distanza di 1,5 m dalla superficie scolpita.
Il sondaggio HeA 1 001 misura 2x2 m e, in quel punto, la superficie non sembra essere stata interessata da trincee moderne: lo scavo è cominciato da una quota di superficie di 842.208 m SLM. La presenza di due grossi massi ha ostacolato la prosecuzione dei lavori; un ulteriore masso riveste un certo interesse perché sembra essere stato posizionato appositamente ne luogo in cui si trova: esso copre infatti uno strato contenente cocci ceramici che si estende oltre i limiti di scavo. Uno spesso strato di pietrisco è stato raggiunto al di sotto dello strato contenente cocci ceramici: questo strato di pietrisco copre un livello costituito da sole pietre a una quota di 841.203 m SLM.
Il sondaggio HeA 1 002 misura anch’esso 2x2 m. In questo punto, una fossa recentemente scavata disturba profondamente il contesto archeologico. Lo scavo ha rivelato un certo numero di punte di freccia in ferro e un anello con castone amigdaloide sul quale è inciso un ritratto maschile di profilo a destra. La pertinenza di questi reperti è tuttavia incerta, a causa della fossa moderna. Lo stesso strato di pietrisco rinvenuto nel sondaggio HeA 1 001 è stato raggiunto a una quota di 841.258-841.138 m SLM. Il sondaggio HeA 1 003 è il più esteso all’interno dell’Area 1, essendo stato allargato sino alle dimensioni di 5x3 m verso il sondaggio HeA 1 002 e ad esso unificato, partendo da un sondaggio di 1x2 m. In corrispondenza del sondaggio HeA 1 003 erano presenti 4 fosse scavate di recente, che ne hanno disturbato il contesto.
Per questo motivo, la ceramica rinvenuta non è chiaramente stratificata, anche se 3 livelli sono stati identificati in fase di scavo verso il limite orientale. Anche in questo sondaggio sono state rinvenute molte punte di freccia in ferro, nell’area vicina al sondaggio HeA 1 002, assieme a frammenti di figurine in terracotta fatte a mano raffiguranti dei cavalli. In quest’area, che è quella più vcina al masso scolpito, sono state rinvenute delle strutture costruite con pietre a secco, sia in superficie, sia a livelli più profondi. I resti di queste strutture proseguono oltre i limiti di scavo e, conseguentemente, esse non sono state interamente esposte.
La struttura SU 11 è quella più prossima alla superficie, a una quota di 842.178 m SLM: essa è formata da pietre relativamente grandi, poste in opera in modo da formare una pianta quadrangolare. Questa struttura è stata parzialmente distrutta dallo scavo della fossa moderna che ha tagliato gli strati archeologici del sondaggio HeA 1 002. La struttura SU 11 giace sulla struttura SU 12, la quale è quasi del tutto ignota perché nascosta da quella recenziore.
La struttura SU 13 è la più antica delle tre, essendo parzialmente coperta dalla struttura SU 12: questa ha pianta rettangolare ed è costruita con pietre di piccole dimensioni, poste in opera a secco, verosimilmente appositamente sbozzate. Sono stati esposti tre angoli della struttura SU 13: si tratta di una piattaforma di 1,3x2,2 m, orientata secondo la superficie scolpita del masso, la quale si trova a meno di 2 m.
Tra le pietre poste in opera a secco, sono stati rinvenuti in situ dei cocci ceramici appartenenti a una particolare classe di impasti, caratterizzata da una mescola organica con nucleo annerito che indica un’incompleta ossidazione durante la cottura.
Tutti i sondaggi sono stati ricoperti.
Hung-e Azhdar, Hung-e Yar alivand, Tang-e Sarvak
(10 aprile 10 – 7 maggio 2010)
La Missione Congiunta Italo-Iraniana in Khuzistan ha condotto la 3a campagna nei siti di Hung-e Azhdar, Hung-e Yar alivand, Tang-e Sarvak. Membri della missione sono stati Jafar Mehrkian (ICAR, archeologo, condirettore), Yalda Sourani (ICAR, architetto), Mehdi Faragi (ICAR, archeologo), Neamatollah Salashoor (archeologo) e Loghman Karimi, Ebrahim Ahmedian, per parte Iraniana, Vito Messina (CST-SAAST, archeologo, condirettore), Paolo Ardissone (DITAG, archeologo-topografo) e Cristina Bonfanti (DITAG, architetto), per parte italiana. Ad Izeh la missione è stata coadiuvata dall’ Ayapir Cultural Heritage CHB.
Obiettivi della missione:
- scavo a Hung-e Azhdar: durante la 2a campagna, tre trincee stratigrafiche sono state aperte di fronte al masso scolpito di Hung-e Azhdar. Lo scavo ha rivelato resti di strutture in pietra a secco purtroppo giacenti in un contesto archeologico molto disturbato, che sono state esposte solo parzialmente;
- scansione laser a Hung-e Azhdar: una porzione del rilievo di età partica è stata selezionata per una scansione integrativa, allo scopo di verificare il grado di erosione della superficie scolpita;
- scansione laser a Tang-e Sarvak: il cosiddetto Rilievo portico II (o IIA) di Tang-e Sarvak è stato selezionato per una scansione laser che vuole essere la continuazione pratica del corso di formazione “Geomatics and Archaeology”, tenuto a livello teorico a Torino dal 18 al 29 gennaio 2010.
Le operazioni sul terreno sono state pianificate a Tehran dal 10 al 14 aprile, in collaborazione con l’ICAR.
1. scavo a Hung-e Azhdar
La ricognizione topografica condotta nella 1a e 2a campagna ha rivelato che l’area tra il masso scolpito e la parete rocciosa era sopraelevata rispetto al fondovalle con un dislivello di almeno 80 cm: quest’area riparata rispetto alla valle è stata denominata Area 1, mentre l’area esterna è stata denominata Area 2.
Nei pressi del masso scolpito, sia l’Area 1 sia l’Area 2 rivelavano chiare tracce di scavi non autorizzati condotti in tempi recenti (almeno 7 trincee sono state identificate nell’Area 1 e molte sono state censite nell’Area 2). La comprensione del contesto archeologico ne risulta, conseguentemente, in parte compromessa, sebbene alcune zone, purtroppo di superficie limitata, si siano poi rivelate intatte.
Lo scavo dell’Area 1 ha permesso di esporre all’incirca 100 m2 e di riportare alla luce due strutture in pietra, costruite a secco, caratterizzate da differenti fasi. La più grande si sviluppa su una fronte di almeno 9 m ed è orientata in senso Est-Ovest. Le pietre che la compongono sono allineate su due file parallele e disposte a formare una vera e propria fronte aperta a N, la quale contiene un riempimento di terra mista a detriti (US 15, US 16) in modo da creare come una terrazza di fronte alla valle. Questa bassa terrazza spicca per ca. 30 cm dal piano di calpestio desunto e le pietre impiegate per delinearne la fronte erano in alcuni casi sbozzate in forma regolare, lasciando presupporre che si tratti di materiale di reimpiego. Al di sopra di questa terrazza, un’ulteriore fila di pietre venne deposta per creare una sorta di gradino, alto ca. 30 cm, con lo stesso orientamento (US 14).
La terrazza fu sovrapposta su una struttura più antica, verosimilmente più piccola, che fu parzialmente esposta durante la 2a campagna (US 8). Questa segue lo stesso orientamento di quella più recente ma è costruita con pietre di dimensioni più piccole, deposte su uno strato di pietrisco che si è rivelato del tutto privo di materiale ceramico.
Al di sotto di questo strato, è stato individuato uno spesso strato di sedimenti anch’esso privo di ceramica, perforato in più punti per oltre 1 m di profondità (US 32).
La terrazza più recente è allineata con il gradino che separa l’Area 1 dal resto della valle (Area 2): questo dislivello è stato regolarizzato con la deposizione di due massi di forma (US 6-HeA 1 001 e US 18) contro i grandi massi collassati dalle pendici della valle.
Ai piedi del masso scolpito, era stata rinvenuta, durante la 2a campagna, una piattaforma rettangolare: questa ha rivelato 3 fasi (US 11, 12 and 13), essendo anch’essa costruita a secco ma non orientata allo stesso modo della terrazza, poiché segue l’andamento del masso scolpito.
Poiché questa struttura era stata tagliata da una moderna trincea clandestina, la sua fase più superficiale (US 11 e 12) è stata rimossa allo scopo di esporre integralmente le fasi più antiche e raccogliere campioni di ceramica ben stratificati: almeno una sua porzione sembrava infatti intatta.
All’interno dell’Area 1, due trincee stratigrafiche sono state ulteriormente aperte per raggiungere gli strati più profondi: la prima trincea, un quadrato di 1x1 m, è stata aperta in una zona disturbata, la seconda, un rettangolo di 1,5x2 m, è stata aperta nella parte orientale dell’Area 1, nei pressi del gradino che la separa dall’Area 2 (US 18). Entrambe le trincee sono state poi ricoperte.
Presso la piattaforma (US 11, 12 e 13), erano state rinvenute durante la 2a campagna numerose punte di freccia. Durante la 3a campagna ne sono state rinvenute di ulteriori, sia in superficie, sia negli strati più superficiali, mentre in relazione con una delle fasi più antiche (US 12), sono stati rinvenuti oggetti di vario tipo, come piccole campane in bronzo e figurine in terracotta.
L’esame dell’impasto dei campioni ceramici ha rivelato che una classe peculiare, caratterizzata da un nucleo annerito, prevale sulle altre.
La piattaforma più recente scoperta nell’Area 1 si conservava per quasi tutta la sua estensione. Per questo motivo, i condirettori hanno deciso di proporre il suo restauro in luogo della sua ricopertura. L’andamento della fronte è infatti molto chiaro e le parti lacunose potevano essere integrate da pietre deposte a questo scopo. Allo stesso modo, si può integrare il gradino creato sulla piattaforma stessa (US 4), in modo da renderne apprezzabile l’andamento ad eventuali visitatori.
2. scansione laser a Hung-e Azhdar
La scansione laser è stata condotta allo scopo di verificare l’erosione della superficie scolpita dopo 2 anni dalla prima acquisizione (2008). Un singolo box di ca. 50x50 cm, in corrispondenza della testa del cavallo nella parte sinistra della scena, è stata dunque acquisita con uno scanner manuale alla stessa risoluzione della prima acquisizione. Questa porzione è stata selezionata perché particolarmente esposta all’erosione dell’acqua piovana. I dati saranno elaborati dal DITAG.
3. scansione laser a Tang-e Sarvak
La scansione laser del cd. rilievo II (o IIA) di Tang-e Sarvak è stata condotta come parte pratica del corso "Geomatics and Archaeology", tenuto per la parte teorica a Torino dal 18 al 29 gennaio 2010. Il rilievo selezionato rappresenta una scena di investitura. La superficie scolpita è stata suddivisa in 32 settori quadrati di ca. 50x50 cm ed acquista con uno scanner manuale ad una risoluzione di 1,17 mm. Le operazioni di acquisizione ed elaborazione preliminare dei dati sono state condotte dai partecipanti al corso, supervisionati da personale del Politecnico di Torino. Le operazioni si sono protratte per 5 giorni, dal 26 al 30 aprile 2010.