L’accordo culturale tra Italia e Giordania ratificato nel 1975,
fornisce l’occasione per la ripresa delle attività di ricerca
archeologica italiana in Transgiordania.
Il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente
e l'Asia ha ottenuto nel 1977 dal governo giordano una concessione di
scavo a Jerash, l’antica
Gerasa.
L’obiettivo principale delle ricerche, in considerazione dello straordinario stato di conservazione dei resti di età imperiale della città antica, paragonabili a quelli di Palmira e di Baalbek, era quello di acquisire nuovi elementi di analisi in grado di consentire una precisa messa a fuoco delle modalità di pianificazione architettonica e urbanistica nelle province mediorientali dell’impero romano.
Il sito della città, 45 km. a nord della moderna Amman, si trova
su un tracciato secondario dell’antica via di comunicazione tra il
Mar Rosso e la Siria. L'abitato si sviluppa sul versante nord-occidentale
dei calcari dolomitici dell’altopiano transgiordano ad un’altitudine
compresa fra 550 e 650 m s.l.m., a oriente ed occidente delle ripide rive
dell’uadi Jerash, l’antico Chrysorrhoas, che, confluendo nell’uadi
Zarqa a sud del sito, si getta nel Giordano. Il sito frequentato dalla più
remota antichità, conserva fuori terra testimonianze architettoniche
dal I all’VIII secolo, più cospicue quelle realizzate dagli
imperatori antonini a Giustiniano. Nel 1878, dopo 1000 anni di abbandono,
Gerasa rinasce come Jerash, rioccupata da profughi circassi sunniti, accolti
dal governo ottomano, a seguito dei conflitti russo-turchi.
Agli scavi della missione anglo-americana tra il 1928 e il 1934 si devono i primi
studi della maggior parte degli edifici pubblici di epoca romana e bizantina.
La Missione Italiana a partire dal 1977 aggiorna la ricognizione topografica delle grandi vie colonnate e del complesso monumentale dedicato ad Artemide ritenuti i luoghi preferenziali di indagine. Il santuario di Artemide, nella fase della metà del II secolo, il più esteso complesso edilizio della città (360m x 120m), si sviluppa a cavallo della via colonnata principale nord-sud lungo un asse ascendente ad essa perpendicolare, su tre terrazze in relazione al gradiente del versante occidentale del sito. Sulla terrazza superiore viene portato totalmente in luce il tempio esastilo corinzio e l’altare antistante. Si realizzano interventi di restauro per la leggibilità delle fasi edilizie succedutesi sul luogo fino all’età omayyade.
Sulla terrazza inferiore si scavano gli ambienti/botteghe lungo il fronte del santuario sulla via colonnata e se ne consolidano le strutture di sostegno al terrazzamento intermedio retrostante. Inoltre, si ricompongono correttamente le colonne giganti del Propileo Ovest al centro della fronte. Ad est della via colonnata si mettono in luce i resti dalla Piazza Trapezia del santuario al Propileo Est, occupati in epoca bizantina dalla cosiddetta Basilica dei Propilei.
Dal 1982 su invito del governo giordano con il proposito di sviluppare le potenzialità turistiche della città partecipano alle indagini, accompagnate da interventi di restauro, numerose equipes internazionali che hanno consentito di ampliare ulteriormente il panorama delle conoscenze sulla città soprattutto per quel che concerne l’urbanistica e la cultura materiale.