L’Iraq Museum di Baghdad


  • Progetto: Riallestimento dell’Iraq Museum di Baghdad
  • Coordinamento scientifico: Antonio Invernizzi (fino al 2008), Carlo Lippolis
  • Progetto di allestimento: Roberto Parapetti, Gianluca Capri
  • Realizzazione logistica: Ala’ Ahmed Passim al-Anbaki

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Uno dei progetti che ha impegato il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l'Asia sin dal 2003 è stato il riallestimento dell’Iraq Museum di Baghdad, luogo di riferimento dell’identità culturale iraqena. Le sue collezioni abbracciano infatti le più importanti testimonianze di tutta la cultura mesopotamica, conservate non solo nelle gallerie di esposizione ma anche, e soprattutto, negli immensi magazzini.

Il progetto ha previsto anche il restauro dei pezzi danneggiati in seguito agli eventi bellici della Seconda Guerra del Golfo e al saccheggio del Museo del 2003. Gli interventi di restauro sono stati compiuti da restauratori italiani, alcuni dei quali appartenenti all'Istituto Centrale del Restauro e alla Soprintendenza Archeologica del Piemonte.

Redatto in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Dipartimento per la Ricerca, l'Innovazione e l'Organizzazione, il progetto è stato sostenuto dai contributi del Ministero degli Affari Esteri - Direzione Generale per il Mediterraneo e il Medio Oriente, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Dipartimento per la Ricerca e l'Organizzazione, e della Fondazione Banca Nazionale delle Comunicazioni.

La storia del museo

L'Iraq Museum fu costituito da Feisal I nel 1923, poco dopo la creazione della monarchia in Iraq (1921) di seguito agli esiti della caduta dell'impero ottomano con la Prima Guerra Mondiale. Promotore ne fu in realtà la studiosa inglese Gertrude Bell, technical adviser del protettorato britannico, amica e confidente del re. Il museo ebbe a Baghdad una prima sede stabile nel 1927 per accogliere le raccolte ottocentesche. Si intensificarono allora in Mesopotamia le ricerche archeologiche, anche favorite dalla possibilità di poter spartire i materiali "duplici o analoghi" rinvenuti con i nuovi scavi come da legge sulle antichità del 1924, in vigore fino al 1967 (l'inalienabilità sarà tuttavia sancita per legge nel 1974).

Fino a tutti gli anni '30 del secolo scorso si assistette così ad un vero boom archeologico. Istituzioni britanniche, americane, tedesche, francesi, intrapresero nuovi scavi (Ninive, Ur, Tell Ubaid, Kish, Jemdet Nasr, Khorsabad, Tepe Gawra, Nuzi, Uruk, Tello, Seleucia, Ctesifonte) tali da creare le basi fondamentali per la conoscenza delle civiltà mesopotamiche, e incrementare nel contempo le collezioni dei musei occidentali. Di conseguenza si arricchì anche l'Iraq Museum, tanto che già nel 1932 se ne decise l'ampliamento e nel 1940 iniziarono i lavori di una nuova sede, l'attuale, su progetto del tedesco Werner March. Intanto nel 1937 si istituiva in un edificio storico di Baghdad il Museo di Antichità Arabe che confluirà nel nuovo museo finalmente aperto nel 1966. La Seconda Guerra Mondiale non interruppe le attività sul terreno, grazie ai primi scavi iraqeni (‘Aqar Quf, Eridu), mentre nel dopoguerra si aprirono gli scavi a Nippur, Nimrud, Uruk e si inaugurò una serie di scavi di salvataggio per la creazione di bacini idrici, Tharthar, Demberke-Khan, Dokan.

Gli anni '60 videro la partecipazione alle ricerche in Mesopotamia anche la missione russa, quella giapponese e quella di Torino. A partire dagli anni '70 vennero istituiti nuovi 14 musei provinciali con funzioni didattiche, rappresentativi dell'intero panorama delle culture mesopotamiche, e si inaugurano nuovi scavi di salvataggio con partecipazione internazionale per la creazione di ulteriori bacini idrici (Hamrin, Haditha, Eski Mosul).

La ricostruzione dei laboratori di restauro

In risposta alle richieste più urgenti dello State Board of Antiquities and Heritage dopo gli eventi legati alla seconda Guerra del Golfo, oggetto del primo intervento del Centro sono stati i laboratori di restauro del Museo, saccheggiati e irreparabilmente danneggiati nell’aprile 2003. Nel marzo 2004 sono stati inaugurati in un’ala diversa del museo i nuovi laboratori, completamente arredati e dotati delle attrezzature e dei materiali di base inviati dall’Italia, e sono cominciati corsi di addestramento per 14 nuovi restauratori iraqeni. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso l’opera del suo Istituto Centrale per il Restauro. Sotto la supervisione degli esperti italiani, che si sono alternati dall’aprile al giugno 2004, è stato effettuato il recupero degli oggetti a maggior rischio di degrado.

Su indicazione dello State Board of Antiquities and Heritage of Iraq e con la collaborazione dei quattordici allievi restauratori iracheni, si è intervenuto su materiali scelti per particolari caratteristiche didattiche e di gravità dello stato di conservazione. Si è così operato su un gruppo di statue in calcare e alabastro provenienti da Hatra. Uno specifico intervento ha interessato alcuni degli ortostati della cosiddetta sala assira mediante verifica e parziale rifacimento delle vecchie integrazioni con materiali idonei. Le attività dedicate ai manufatti lapidei si sono concluse con il restauro della testa proveniente da Warka e con la pulitura e l’assemblaggio, rispettando le vecchie integrazioni in gesso a rilievo storicizzate, dei numerosi frammenti del vaso di Warka, precedentemente trafugato ed in un secondo tempo restituito. La ricomposizione del prezioso documento non ha purtroppo potuto essere ultimata. I lavori di recupero sono proseguiti con la ricomposizione dei frammenti costituenti uno dei leoni in terra cotta di Tell Harmal. Sono stati inoltre messi in sicurezza numerosi avori provenienti da Nimrud rinvenuti all’interno di un deposito ripetutamente allagato. Una parte di questi è stata sottoposta a pulitura e disinfestazione.

Il restauro ha permesso, oltre al ripristino di opere fortemente danneggiate, anche l’apprendimento da parte degli allievi delle principali tecniche di intervento e dell’uso dei più recenti materiali di impiego nel campo della conservazione.

I corsi di formazione ad Amman (Giordania)

A causa delle ancora precarie condizioni di sicurezza in Iraq, i corsi di formazione ed addestramento dei restauratori iraqeni sono stati successivamente trasferiti ad Amman presso il locale Department of Antiquities (Dic. 2004 – Feb. 2005). Avvantaggiandosi dell’opportunità di operare su materiali archeologici provenienti da scavi illeciti iraqeni e confiscati dalle dogane giordane, i 14 corsisti iraqeni, oltre all’apprendimento teorico, hanno potuto continuare ad esercitarsi nel restauro. Con l’occasione si è anche potuto procedere alla catalogazione di tali oggetti con la creazione di un ulteriore database (B.R.I.L.A. Jordan). Tale schedatura ha portato alla pubblicazione del volume An endangered cultural heritage: Iraqi antiquities recovered in Jordan (Monografie di Mesopotamia, VII, a cura di R. Menegazzi).

Scopo dei corsi, che hanno avuto luogo presso il Centro di Restauro locale, è stato impartire le nozioni fondamentali del restauro archeologico, sia teorico (tecnologia e restauro di ceramica, vetro, metallo, avorio) sia pratico (ceramica, pietra). Hanno completato il corso lezioni di storia del restauro e di storia dell’arte e dell’archeologia della Mesopotamia dalla preistoria al periodo ottomano. Tredici esperti italiani ed un giordano hanno addestrato 14 iraqeni; il corso è stato seguito inoltre da 6 giordani in qualità di uditori. Grazie ad un contributo aggiuntivo UNESCO, si è potuto integrare alle attività in Giordania anche un corso specifico sulle tecniche di pronto intervento per la conservazione (first-aid conservation) degli oggetti nel loro percorso dallo scavo al laboratorio.

Le Autorità competenti giordane, ed in particolare il Dott. Fawaz Khraisheh, Direttore Generale del Department of Antiquities hanno concesso a questo progetto tutto il loro sostegno morale e logistico.

Il riallestimento e la riapertura dell’Iraq Museum

Nel novembre del 2008 è stato portato a termine il progetto - pianificato nell’autunno del 2003 di concerto con lo State Board of Antiquities and Heritage of Iraq - di riapertura parziale dell’Iraq Museum di Baghdad, considerato ad ogni livello della società iraqena come simbolo e custode dell’identità nazionale.

I lavori di riallestimento - avviati nella primavera del 2006 sotto la direzione dell’arch. Roberto Parapetti e realizzati dalla ditta Consultant Engineering di Baghdad - hanno interessato la galleria della scultura monumentale assira, la galleria della decorazione architettonica islamica e il grande cortile centrale. Le due gallerie sono state rinnovate grazie ad una diversa articolazione degli spazi e ad un nuovo impianto di illuminazione; il cortile centrale è stato dotato di un impianto di videosorveglianza anti-intrusione. Il percorso espositivo è corredato da una serie di pannelli esplicativi illustranti la storia dell’Iraq Museum, la storia delle ricerche e le principali tappe dello sviluppo storico e artistico della Mesopotamia, dalla preistoria all’epoca del dominio ottomano.

Il progetto, finanziato dalla Direzione Generale per il Mediterraneo e il Medio Oriente del Ministero degli Affari Esteri, ha goduto di un ulteriore contributo da parte del Dipartimento per la Ricerca, l'Innovazione e l'Organizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Fondazione Banca Nazionale delle Comunicazioni.

A partire dal 2012 un nuovo grande progetto ha previsto il riallestimento di una seconda grande galleria del piano terra (la cosiddetta Middle Assyrian Gallery). In essa sono oggi esposti i principali reperti provenienti da Nimrud, assieme ad altri oggetti prevalentemente di matrice assira e databili tra la metà del II millennio e il I millennio a.C. Oltre ai lavori strutturali e sull’impiantistica, il riallestimento – su progetto dell’arch. G. Capri e realizzati dalla ditta Consultant Engineering di Baghdad dell’ing. Ala’ Anbaki – ha dato una nuova collocazione agli oggetti, valorizzati tramite l’ausilio di adeguati supporti espositivi o vetrine, all’interno di una sala le cui numerose finestre sono state schermate da vetri opachi. L’intervento più delicato è stato il trasporto e la collocazione nella sala dei due tori androcefali da Nimrud, del peso ciascuno di oltre 5 tonnellate, che precedentemente erano esposti altrove nel museo in maniera non adeguata. Si è curata poi la parte didattica, con una timeline luminosa e una ricca pannellistica di approfondimento, in lingua inglese e araba, sul sito di Nimrud. Un angolo della sala, inoltre, è stato attrezzato con uno schermo e un proiettore digitale.

I lavori, terminati nel novembre 2013, sono stati interamente finanziati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Baghdad e l’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro hanno garantito l’ottima riuscita del progetto.

Oggi possiamo con orgoglio affermare che la quasi totale superficie del piano terra del grande museo iraqeno è stata riallestita grazie all’intervento italiano. Dal marzo 2015, l’Iraq Museum ha ufficialmente riaperto e visitatori e scolaresche possono oggi di nuovo apprezzare il ricco patrimonio qui conservato.