IRAQ – Nimrud


  • Progetto: Ricerche archeologiche e topografiche a Nimrud
  • Sito: Nimrud
  • Direttore di scavo: Paolo Fiorina


Nimrud, l’antica Kalhu, fu fondata nel IX secolo a.C. come capitale e residenza reale da Assurnazirpal II, il primo grande sovrano dell’impero neoassiro. Le attività di ricerca del Centro Scavi si svolsero in tre campagne successive autunnali, da ottobre a fine dicembre, negli anni 1987, 1988 e 1989. Esse avevano tre obiettivi distinti:

  • la prospezione topografica;
  • la prospezione archeologica;
  • lo scavo di alcune parti di Forte Salmanassar.

Lo scavo del Centro in quest’ultimo sito fu parziale e lo scoppio della guerra del Golfo non permise di concludere il programma di lavori progettati all’inizio della missione.


La prospezione topografica


La prospezione nell'area della città ha evidenziato nella planimetria di questa una serie di grandi piazze e cortili intorno ai quali sorgevano abitazioni. Il tracciato delle vie è tutt’altro che chiaro; si può ipotizzare che l’impianto urbano di Nimrud fosse costituito da una serie di grandi piazze o giardini collegati tra di loro da larghi passaggi come quello che connetteva l’ampia area esterna a Forte Salmanassar e al resto della città bassa. Una grande piazza (forse per le parate) si apriva ai piedi dell’acropoli. La città intera era cinta da mura. L’ubicazione del giardino zoologico e dell’orto botanico è incerta: se per quest’ultimo i testi ci riferiscono che doveva trovarsi esterno alla città, il giardino zoologico invece doveva trovarsi al suo interno; il sito più probabile è un tell situato al centro del lato occidentale dell’impianto urbano. Ciò sembra suggerito dall’estrema scarsità di frammenti ceramici ritrovati in superficie.


La prospezione archeologica


La raccolta di cocci in superficie è molto parziale, essendo stata effettuata esclusivamente lungo il lato occidentale della città, per metà di quello settentrionale e nell’angolo occupato dalla cinta esterna di Forte Salmanasssar. Essa ha comunque permesso di appurare che la vita dell’insediamento fu estremamente lunga: dal periodo halaf a quello sasanide e proto-islamico. La presenza di ceramica halaf dipinta è attestata da cocci monocromi, ritrovati durante lo scavo lungo la cinta esterna del forte; più evidente è quella di ceramica obeid 4, essendone stati ritrovati cocci, unitamente a quelli Ninive 5 dipinti, nella zona centrale urbana. Se è ancora arduo definire una valutazione cronologica complessiva, secolo per secolo, della ceramica neoassira che ricopre tutta l’area urbana, più chiara ora risulta quella di periodo neobabilonese che è stata ritrovata in strato in tre sondaggi, uno a Forte Salmanasssar, uno all’angolo della sua cinta esterna e il terzo nella porta d’ingresso al pianoro intorno al forte. Tale tipo di ceramica risulta diffusa sporadicamente in alcune aree in cui è stata effettuata la prospezione. Il periodo ellenistico testimonia un restringimento dell’area di occupazione urbana. Un’ulteriore fase di restringimento è attestata dalla concentrazione di cocci sasanidi e protoislamici nel grande tell alla base orientale dell’acropoli.


Lo scavo di Forte Salmanassar


Lo scavo si è concentrato nell’area di Forte Salmanassar, una costruzione molto estesa ampiamente investigata dalla British School of Archeology in Iraq, lungo la cinta muraria della città bassa e lungo la cinta esterna del forte.

Il livello 0 risale probabilmente ad Assurnazirpal II (883-859 a.C.) e riguarda la costruzione delle mura della città ritrovate nei quattro ampi sondaggi fatti lungo le mura della città bassa.

Il livello 1 risale a Salmanassar III (859-824 a.C.). Durante questo periodo fu costruito il forte. Negli scavi italiani è attestato dai muri primari delle stanze e dalla pavimentazione con lastre di pietra del cortile ad esse antistante. Sempre a questo sovrano è relativa l’edificazione della cinta esterna e della porta presente nei sondaggi A1, A2, A3 e A4.

Il livello 2 risale probabilmente ad Adad Narari III (810-783 a.C.) con rifacimenti minimi all’interno delle strutture del forte. La cronologia di questo livello è ipotetica e si rifà ai dati forniti dalla missione inglese. Sempre a questo sovrano sono da riferirsi le costruzioni dei muri interni, paralleli alla cinta esterna del forte, nelle aree A1 e A2.

Il livello 3 risale ad Esaraddon (680-669 a.C.), periodo in cui il forte diventa Ekal Masharti; in tale periodo l'edificio subisce notevoli rifacimenti. Il cortile centrale viene suddiviso in sei stanze e in un corridoio; tre porte, di cui era provvisto l’Ambiente A1, vengono chiuse e i pavimenti sono tutti fatti in fango pressato. Lo stesso rialzamento dei pavimenti avviene nelle altre aree di scavo, dove però, oltre a questi interventi, assistiamo all’edificazione di altre opere murarie (1-2-3 in viola).

Il livello 4 non presenta variazioni notevoli nella planimetria del sito e prova esclusivamente il rialzamento di tutti i pavimenti dei vani. Esso risale a Sin-shar-ishkun (627-612 a.C.); a questo livello, deve probabilmente risalire la maggior quantità di oggetti ritrovati nel forte.

Il livello 5a-b-c risale al periodo neobabilonese (post 612 a.C.): esso è chiaramente visibile in una nuova stanza costruita in modo disassato, parallela all’ambiente A1 del forte. A questo periodo risalgono pure i maggiori lavori effettuati all’angolo della cinta esterna e del portale d’ingresso, che viene chiuso e murato. Gli oggetti ritrovati nel forte risalgono, per giacitura, al regno di Sin-shar-ishkun. Non è detto però che essi fossero coevi al sovrano. Infatti, dopo il primo attacco neobabilonese all’impero assiro, che provocò parecchie devastazioni a Nimrud stessa, assistiamo a una risistemazione del forte e al riordinamento di tutta una quantità di oggetti presenti a Nimrud. Tra questi notiamo un elevato numero di avori, per lo più di stile fenicio, rappresentanti geni alati, sfingi, grifoni e testine umane e divine; oltre agli avori fu ritrovata un’innumerevole quantità di paste vitree che rappresentavano ali di sfinge, fiori di loto, altri elementi floreali e vegetali e testine umane di profilo. Furono inoltre rinvenute grandi conchiglie in diverse fasi di lavorazione (da quella più grezza a quella semicompleta), la cui funzione non è ancora certa. Accanto a queste ultime, fu portato alla luce un braciere in ferro e bronzo che riproduceva le mura e le torri di una città.


BIBLIOGRAFIA


BOMBARDIERI L.
2010 “Nimrud/Kalhu: l’industria litica su pietra levigata dalla prospezione di superficie e dall’area di Forte Salmanassar”, Mesopotamia, XLV, 85-111.

FIORINA P.
2001, "Nimrud: les coquillages de Fort Salmanassar", in Etudes Mesopotamiennes, Recueil des textes offert à Jean-Louis Hout, Parigi, 163-175.
2004, "Forte Salmanassar - Gli scavi italiani", in Iraq prima e dopo la guerra. I siti archeologici, Roma, 77-80.
2004, voce "Namrud" in Atlas os preclassical upper Mesopotamia, Subartu XIII, 249. 2011 “La città bassa di Nimrud: testimonianze topografiche e cronologiche”, Mesopotamia, XLVI, 127-136.

FIORINA P. - BERTAZZOLI E. - BERTOLOTTO G.
1998, "Un braciere da Forte Salmanassar", Mesopotamia XXXIII, 167-188.

LIPPOLIS C. - BENETTI , M.
2013, “Una coppia di tori androcefali alati da Nimrud”, in Μνημειον. Scritti in memoria di Paolo Fiorina, raccolti da Antonio Invernizzi (Mnème, 9), 163-183.

LIPPOLIS C. – MASTURZO N.
2012 “Nimrud – Kalkhu. A re-examination of the topographical Studies conducted between 1987 and 1989”, Mesopotamia, XLVII, 117-120.

MORELLO N.
2012 “New inscribed bricks from Nimrud”, Mesopotamia, XLVII, 113-116.

PAPPALARDO E.
2006 «Avori dagli scavi italiani a Forte Salmanassar (Nimrud). Figure umane - elementi vegetali – leoni», Mesopotamia, LXI, 57-156.