IRAQ - Hamrin


  • Progetto: Hamrin dam; programma internazionale di salvataggio dei siti archeologici della regione del Jebel Hamrin
  • Siti indagati: Tell Yelkhi, Tell Hassan, Tell Abu Husaini, Tell Kesaran, Tell Harbud, Tell al-Sarah, Tell Mahmud.
  • Direttore scientifico: Antonio Invernizzi
  • Direttori di scavo: Giovanni Bergamini, Paolo Fiorina, Antonio Invernizzi, Sebastiano Tusa, Elisabetta Valtz

I lavori di scavo della Missione in Iraq del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino iniziarono nel giugno 1977 nell’ambito di un programma di collaborazione internazionale promosso dalla State Organization of Antiquities and Heritage of Iraq per il salvataggio dei siti archeologici che il bacino creato dalla diga sul fiume Diyala avrebbe sommerso, e si protrassero fino al 1981. Le indagini sul territorio si svolsero, praticamente senza interruzioni, per tre anni consecutivi con la partecipazione di varie équipes di ricercatori, tecnici e studenti, e interessarono una particolare area intorno al sito principale, Tell Yelkhi. Si individuarono infatti sul terreno le tracce di una serie di siti minori sviluppatisi in periodi diversi le cui fasi abitative, nonostante una certa discontinuità cronologica, coprono un arco di tempo assai ampio, dall’età preistorica (periodo halaf: Tell Hassan; periodo obeid: Tell Abu Husaini) al terzo e secondo millennio a. C. (Tell Yelkhi, Tell Kesaran). Alla fine del primo millennio a. C. è possibile datare lo stanziamento di Tell Harbud mentre i siti di Tell al-Sarah e Tell Mahmud dovevano far parte di una serie di insediamenti rurali d’età tardo sasanide e protoislamica.


TELL YELKHI


Lo scavo della grande collina di Yelkhi, vale a dire di quello che si è rivelato essere uno dei principali stanziamenti del bacino di Hamrin dalla fine del terzo millennio a.C. e per tutto il secondo, ebbe inizio nell’autunno del 1977 per terminare nella primavera del 1980 dopo una serie continuativa di missioni. L’indagine archeologica si concretizzò in un primo tempo nello scavo in estensione della sommità (area A, livelli I e II) del tell, alto 12 m sul piano di campagna. L’area di scavo venne poi successivamente limitata ad una vasta trincea di circa m 30 x 10 aperta lungo il versante sudorientale (area B, livelli III, IV e V, VI e VII, VIII), mentre quattro sondaggi di m 4 x 4 raggiunsero i livelli basali appartenenti alle fasi più antiche dell’insediamento (livelli IX e X).

Livelli I e II

Il palazzo di Yelkhi I, sede signorile e fortificata, sorgeva isolato sulla sommità del tell a protezione dell’abitato, Tell Kesaran, che si estendeva ai suoi piedi. Esso presenta caratteristiche ascrivibili ad un contesto sociale di matrice feudale e guerriera tipico dell’aristocrazia cassita. Anche l’alta qualità della ceramica rinvenuta all’interno del palazzo, calici e coppe realizzate con impasto assai depurato e pareti sottili, ne conferma la posizione privilegiata. La ceramica rinvenuta nel livello II, relativa ad uno stanziamento scarsamente conservato anch’esso limitato alla sommità del tell, trova confronti con materiale da un lato di tradizione mitannica e dall’altro di tipo elamita a testimonianza della mutata situazione politica nella zona di Hamrin, ai piedi delle ultime pendici degli Zagros. Non si dimentichi che la regione doveva essere attraversata dalla grande strada che collegava in età cassita la Babilonia all’Iran.

Livello III

L’abitato di Yelkhi III riflette una situazione decisamente variegata. L’insediamento, all’interno del quale lo scavo ha potuto identificare diversi quartieri separati da vicoli e piccoli slarghi, è caratterizzato dalla presenza di un piccolo tempio rettangolare nel cui interno si sono messe in luce due celle, la minore delle quali con podio circolare e altare decorato da nicchie riprofilate, e un piccolo ambiente, usato evidentemente come archivio, in cui sono stati ritrovati testi a carattere amministrativo e lettere, ma in particolare testi relativi a pratiche di divinazione e previsione del futuro attuate attraverso l’esame del fegato dell’animale sacrificato. L’abbondanza dei ritrovamenti ceramici sembra suggerire l’idea di una produzione standardizzata e quasi di massa che presenta confronti puntuali da un lato con lo stile ceramico di età paleobabilonese venutosi a creare nelle grandi metropoli della Mesopotamia meridionale, dall’altro con la tradizione sviluppatasi nella zona della Diyala e ad Eshnunna in particolare, al cui sistema amministrativo doveva probabilmente appartenere il villaggio del livello III di Yelkhi.

Livelli IV e V

All’avanzato periodo Isin-Larsa appartiene Yelkhi IV e nonostante la pessima conservazione delle strutture del livello, Yelkhi sembra ancora conservare parte dell’importanza che certo doveva aver raggiunto nella piena età Isin-Larsa, come testimoniano le strutture del precedente V livello. Il grande palazzo del livello V, di cui si sono messi in luce in particolare l’area amministrativa e i magazzini - occupati da grandi giare che contenevano ancora granaglie - doveva fungere da centro di raccolta e distribuzione dei prodotti del territorio, come testimoniano le tavolette cuneiformi con lunghi elenchi di razioni, orzo e lana in particolare, e nomi di persone a cui questi beni erano destinati. È probabile che da questa età Yelkhi fosse entrato a far parte dell’orbita politica di Eshnunna, una delle prime città a separarsi dal regno di Ur e ad essere governata da una propria dinastia autonoma di sovrani, e che l’Hamrin tutto rappresentasse la frontiera settentrionale del territorio sottoposto al controllo di questa città. Particolarmente ricco il corredo di alcune sepolture nell’area del palazzo, a camera o in fossa, probabilmente appartenenti a membri della nobiltà palatina. Oltre agli usuali recipienti in ceramica, vi compaiono coppe in metallo, ornamenti personali, bracciali e cavigliere, e asce bronzee lunate o semplici.

Livelli VI e VII

Il vasto complesso monumentale del livello VI databile ad età neosumerica, come provano l’orizzonte ceramico e le impronte di sigillo di stile Ur III, testimonia l’importanza assunta dall’insediamento di Yelkhi nel momento in cui i signori della grande metropoli meridionale estesero il loro dominio nella regione. Tra le strutture messe in luce è possibile identificare un’area sacra nella parte ovest della trincea, con cella dal portale riprofilato e grande altare con podio sacrificale. Una valenza polifunzionale dovevano avere gli ambienti orientali, sebbene l’incredibile complesso di sepolture di neonati in vasi di argilla cruda non possa che essere dovuto a precise scelte rituali. Le imposte di arconi in questi ambienti presuppongono che la copertura fosse sostenuta da una serie di archi, a conferma della spiccata monumentalità dell’intero complesso e di una precisa volontà progettuale confermata dal rinvenimento di uno strato di sabbia usato come letto di fondazione del nuovo edificio. La sabbia, elemento purificatore per eccellenza, nella tradizione architettonica e rituale mesopotamica viene infatti impiegata quando si tratta di purificare per una nuova costruzione a carattere religioso un’area in precedenza già occupata da edifici profani. Una grande casa, edificata non in mattoni crudi ma in argilla pressata, occupava infatti nel precedente livello VII la zona orientale della trincea. Si tratta di un esempio particolarmente chiaro di casa mesopotamica a cortile centrale. L’insediamento ebbe vita relativamente breve e in base all’orizzonte ceramico e allo stile dei sigilli cilindrici ritrovati in situ è possibile datarlo al periodo tardo accadico.

Livello VIII

Alla piena età accadica si data, in base allo stile della glittica e alle caratteristiche morfologiche dei ritrovamenti ceramici, Yelkhi VIII. Le strutture scavate nella parte orientale della trincea mostrano caratteristiche abitative, mentre l’area occidentale era invece in gran parte occupata da aree aperte in cui dovevano trovare spazio attività artigianali, come ci conferma il ritrovamento di forni per la cottura della ceramica, e una serie di silos per l’immagazzinamento di prodotti agricoli.

Livelli IX e X

I resti degli stanziamenti di periodo protodinastico e tardo Jamdet Nasr (livelli IX e X) vennero raggiunti in quattro sondaggi aperti sul fondo della trincea. Purtroppo i resti architettonici si presentavano in pessimo stato di conservazione a causa del contatto con la falda d’acqua, ma la ceramica, di fattura curata, e la glittica costituiscono le prime testimonianze della cultura materiale di Tell Yelkhi, proprio nel momento in cui le grandi fortezze circolari di Tell Gubba e Tell Razuk testimoniano lo sviluppo e l’autonomia socio-culturale raggiunta in età protodinastica dai principali stanziamenti del bacino di Hamrin.


TELL HASSAN


Lo scavo del sito di Tell Hassan, svoltosi durante le stagioni 1978-1979, ha messo in luce 13 livelli di occupazione che vanno dal periodo tardo halaf (fine VI millennio a.C.) a quello sasanide (224 d.C.). Va detto che solo per la fase più antica, quella halaf appunto, abbiamo delle vere e proprie strutture architettoniche, riferite ai livelli I-II e, in misura minore, III-IV. Con il livello V il villaggio viene abbandonato. Nella parte occidentale del sito, ampio circa un ettaro e mezzo, sono venute in luce strutture abitative che si sviluppano attraverso i quattro livelli I-IV. La parte centrale, invece, è tagliata da una fossa, al fondo della quale si riconoscono strati riferiti ai livelli più profondi dell’adiacente villaggio. Nella parte orientale vi sono resti di strutture riferite al villaggio, con probabili funzioni produttive: ad esempio un forno per la cottura della ceramica appartenente al livello I. Parecchie aree del sito si presentano fortemente erose e tagliate da tombe di epoca storica e da tane di animali.

Livelli I e II

Nel livello Ia, il più antico, le strutture abitative messe in luce sono limitate a 11 ambienti costruiti sul terreno vergine. Il livello Ib, scavato con maggior completezza, riprende l'organizzazione degli ambienti di Ia. Le strutture architettoniche sono delimitate da un'area aperta a ovest, probabilmente un cortile e, a est, da un'altra area aperta occupata da due grandi fosse scavate nel terreno vergine. Nell'insediamento sono state identificate diverse aree funzionali: abitazioni a nord, aree produttive e di immagazzinamento (un deposito di proiettili di fionda, un laboratorio litico) a sud. A est, al di là delle fosse già citate, è stato trovato un forno probabilmente adibito alla cottura della ceramica. L'area residenziale era verosimilmente occupata da più di un nucleo familiare, perché più di un ambiente era adibito a cucina. Il livello II vede una certa continuità architettonica con il precedente, anche se l'area insediata della parte nord-ovest è ora sostituita da un'area aperta. Gli scavatori osservano delle variazioni nell'uso di certi ambienti, che diventano ora polifunzionali, mentre nella fase precedente erano rispettivamente il laboratorio litico e un ambiente di soggiorno. Anche in questo livello, come nei precedenti, sono stati rinvenuti diversi forni. In un ambiente, accanto a un forno vi erano dei dischi di gesso di colore bianco o rosa. Forse erano usati per il controllo dei colori usati per la pittura della ceramica.

Livelli III e IV

Il livello III è meno ben conservato, soprattutto a causa delle tombe isin-larsa che tagliano completamente il centro dell'abitato e della forte erosione nella parte nord, di conseguenza le strutture sono spesso poco riconoscibili. 
In compenso, strutture sono state identificate nella parte est del tell: in particolare una tholos, tipo di edificio a pianta circolare che, quasi sempre in associazione con edifici quadrangolari, è tipico degli insediamenti halaf in tutta la Mesopotamia. La nostra tholos era probabilmente usata per immagazzinamento di materiale deperibile o per il ricovero di animali: non conteneva pressoché alcun coccio né utensile. Del livello IV non abbiamo che pochi resti, tra cui una probabile parete di forno a est. Un dato interessante è costituito dalla diversa tecnica costruttiva. Il tauf, che nei livelli precedenti era ricco di paglia, è ora prevalentemente sabbioso.

La ceramica halaf

Il bacino di Hamrin, nella media valle del fiume Diyala, è delimitato a est dalle pendici più occidentali dello Zagros e, a ovest, dalla catena collinare del Jebel Hamrin, che separa questa regione dalla piana alluvionale della Mesopotamia meridionale. Si trova molto lontano dal luogo dove la cultura halaf nasce, verosimilmente all’inizio del VI millennio a.C.: le valli degli affluenti del Khabur nell’alta Siria. L’area di Hamrin rappresenta il punto di massima espansione meridionale di Halaf, che qui è documentato nella sua fase finale. Si tratta di una cultura caratterizzata per tutta la sua storia, durata circa un millennio, da una ceramica di eccezionale qualità, con impasti fini, tipicamente nelle tonalità arancio, cuoio e rosate, spesso decorata con pittura marrone, arancio, rossa o nera che nella sua fase tarda può anche essere policroma. Tra i materiali del nostro villaggio halaf, infatti, oltre agli strumenti in pietra, prodotti in selce di ottima qualità e in ossidiana, alle figurine in argilla e allo strumentario tipico di un villaggio agricolo tardo neolitico, spicca una sontuosa e abbondante ceramica dipinta. Al di là del dato estetico, i motivi di interesse offerti da tale materiale sono molteplici: prima di tutto non si tratta di un corpus omogeneo, ma, potremmo dire, di più ceramiche diverse. Una ceramica, che è stata trovata prevalentemente negli ambienti del villaggio, è caratterizzata da impasto più o meno fine il cui colore prevalente va da arancio a cuoio, superficie spesso lustra e decorazione dipinta. Forma tipica è la ciotola, decorata, spesso sia all’esterno che all’interno, da quasi infinite variazioni sul tema del reticolo o delle onde orizzontali. Dal livello II in poi compaiono ciotole fini dalla superficie ben lustra, riccamente decorate in policromia con motivi a zigzag e ovuli che ricoprono tutta la superficie, nonché vasi decorati con un motivo a uccelli stilizzati, che ricopre ampie superfici. Tali decorazioni non sostituiscono le ciotole a reticolo precedentemente citate, che continuano a essere molto frequenti, ma impreziosiscono il corredo domestico con esemplari di particolare lusso esecutivo e fantasia creativa.
Una seconda ceramica è quella della già citata fossa centrale, i cui livelli più antichi, per quanto dilavati, paiono contemporanei a quelli del villaggio. Anche le forme dei vasi sono le stesse del villaggio, ma con elementi assolutamente diversi: sono tipiche le scodelle con basi a disco o ad anello e, tra i motivi decorativi, i fasci di linee orizzontali fitte e ravvicinate, di colore rosso arancio. Negli strati superiori, la ceramica a righe continua a essere un elemento distintivo, specie su forme aperte che tendono a farsi sinuose, ma compare anche un nuovo materiale, dall'impasto verdastro o cuoio, più ricco di sabbia rispetto al precedente. Queste ciotole continuano, con un impercettibile processo evolutivo, nei vasi del livello V, pienamente datate dai confronti all'Obeid 3.
Un altro tipo ceramico appare invece nell’area ovest del villaggio, al di là di un viottolo ciottolato, in una casa purtroppo interessata da una forte erosione. In quest'area la ceramica ha caratteristiche ancora diverse. E' pressoché assente il lussuoso materiale del 'villaggio', e troviamo invece frequenti impasti stracotti, con inerte sabbioso meno fine e pittura verde, marrone oppure porpora, colore spesso associato, in tutto il sito, a una ceramica verde giallastra, con decorazioni che imitano quelle del villaggio, specie nei reticoli sulle forme aperte che qui però, appunto, hanno spesso impasto verde. Nei livelli più alti, III e IV, la ceramica inizia a presentare affinità con quella del livello 4 del villaggio, unita però a elementi nuovi. Troviamo, infatti, ad esempio, una grande giara verde decorata a rombi e capridi, o un piccolo vaso globulare con una fascia dipinta di scorpioni sulla spalla. Questi diversi tipi ceramici sembrano mostrare, su basi stratigrafiche, una almeno parziale contemporaneità, facendoci immaginare uno scenario etnografico in cui gruppi o clan diversi, pur mantenendo caratteristiche proprie per il conservatorismo tipico delle società contadine, potevano convivere in modo pacifico e armonioso in uno stesso sito. La ricchezza e varietà della decorazione dipinta testimoniano l’importanza attribuita nel neolitico a questo materiale d’uso che assume importanti funzioni nella comunicazione del sistema di valori e dell’identità sociale di un gruppo umano, ma anche nella valorizzazione dell’abilità e creatività del singolo vasaio. Attraverso tale vicinanza, tuttavia, una reciproca influenza e un'acculturazione non possono che essere inevitabili, per quanto a lunga scadenza e in modo impercettibile. In particolare, come abbiamo visto, una di queste ceramiche si evolve con un processo di evidente transizione che può essere seguito finché sfocia nella ceramica obeid del livello V, occupato dopo l’abbandono del villaggio halaf.

Livello V

Con il livello V il villaggio viene abbandonato e la policroma cultura halaf scompare per sempre dal bacino di Hamrin come dal resto della Mesopotamia. Con le due fasi di epoca obeid 3 (V millennio a.C.), abbiamo un chiaro slittamento dell’occupazione verso est: l’insediamento vero e proprio non è stato trovato, ma doveva verosimilmente situarsi sotto l’odierna fattoria, abitata fino all’abbandono della zona in seguito alla creazione del bacino artificiale della diga nel 1980. La fase Va comprende una grande fossa centrale e un canale che attraversava la parte orientale del sito. La fossa centrale serviva probabilmente per accogliere riserve idriche che, condotte lungo il canale da un vicino corso d'acqua, dovevano servire al vicino insediamento. Il successivo livello Vb è costituito da poche strutture architettoniche emerse al di sopra della fossa nella parte est del sito, con resti di focolari e di attività domestica (vasi di ceramica, ossa animali, fusaiole), e un'area di produzione artigianale, con forni di cui uno a due camere adibito alla cottura della ceramica, con resti di ceramica stracotta. La ceramica recuperata si inserisce perfettamente nella fase piena della cultura obeid (obeid 3), con confronti puntuali con numerosi siti in tutta la Mesopotamia: gli impasti sono color cuoio o più spesso verdastri e la decorazione, quando è presente, si limita a motivi molto semplici dipinti in nero, marrone o verde. Evidentemente la ceramica non rappresentava più un importante strumento di riconoscimento e valorizzazione sociale e personale, ma era ormai semplicemente un materiale d’uso. Come già accennato, le successive frequentazioni si riducono a tombe che, dal periodo uruk (IV millennio a. C.) fino all’epoca sasanide vennero deposte da genti di passaggio o da abitanti dei dintorni.


TELL ABU HUSAINI


Tell Abu Husaini, inserito nel progetto di indagine dei siti dell’area di Yelkhi, nella valle di Hamrin, fu scavato negli anni 1978-1979. Il tell si elevava di circa 6 metri sulla vallata circostante. Tale altezza non corrispondeva tuttavia a una ricca successione di occupazione umana: quando i primi abitatori vi giunsero, trovarono già circa 3 metri di elevazione naturale, provocata dall’accumulo di sedimenti alluvionali. Il luogo era perciò ben asciutto e drenato, nonostante la sua vicinanza all’antico corso di un braccio del fiume Diyala. L’occupazione del sito avvenne relativamente tardi, se consideriamo che l’area di Hamrin era già abitata durante il neolitico preceramico. La prima fase abitativa, direttamente appoggiata sul terreno vergine, risale infatti al calcolitico, più precisamente al periodo tardo obeid (fine V millenio a.C.). Il tell non venne più rioccupato dopo l’abbandono di tale popolazione, se si eccettua l’uso del luogo come sepoltura durante i più tardi periodi isin-larsa, neoassiro, partico e islamico. L’insediamento tardo obeid presenta tre fasi abitative, che si sviluppano in rapida successione stratigrafica, senza soluzione di continuità anche stando all’analisi del materiale ceramico ritrovato, di caratteristiche omogenee che non lasciano emergere un’evoluzione stilistica o cronologica.

Dopo una prima fase (fase 1) costituita essenzialmente di un battuto verdastro con tracce di focolari e pochi resti di muri relativi a ambienti quadrangolari e circolari, alla fase 2 appartengono invece vari edifici costituiti da insiemi di vani quadrangolari.
Poichè lo scavo ha interessato solo un'area limitata del sito, non è agevole ricostruire la pianta degli edifici. È però possibile riconoscere in qualche modo una tendenza alla struttura tripartita (casa a sala o cortile centrale con 2 ali di ambienti), tipica del periodo obeid in tutta la Mesopotamia. È possibile, inoltre, osservare nell'andamento dei muri la presenza di "contrafforti" e riseghe, anch'essi tipici degli edifici obeid e che, in qualche modo, avranno un enorme sviluppo nell'architettura mesopotamica. Esisteva indubbiamente una certa pianificazione del sito, in quanto quasi ovunque canalette di terracotta assicuravano lo scorrimento dell’acqua e un buon drenaggio delle abitazioni. In un edificio è stato trovato un vano con un deposito di ciottoli di selce che, raccolti sul greto del fiume o sulle alture vicine, dovevano verosimilmente costituire la materia prima per la produzione di strumenti litici.
Le strutture relative all’ultima fase erano purtroppo molto frammentarie a causa della loro superficialità (come abbiamo detto, il sito non fu più rioccupato in seguito) che le ha esposte ai danni naturali dell’erosione e a quelli causati recentemente dall’uso dell’aratro meccanico.

I materiali recuperati durante lo scavo delineano il quadro di un piccolo insediamento agricolo. Sotto i pavimenti di molte abitazioni si sono trovate sepolture di bambini. Essi erano stati tumulati entro vasi di argilla, grosse scodelle o bicchieroni campaniformi; un altro vaso, rovesciato, ne chiudeva l’imboccatura, che spesso emergeva dal livello del pavimento, una sorta di segnacolo che manteneva gli abitanti della casa in contatto con il piccolo scomparso.
La ceramica, abbondantissima (sono stati recuperati circa 40.000 tra vasi e frammenti) si inserisce perfettamente nell’orizzonte tardo obeid di tradizione settentrionale, di cui Tell Abu Huseini rappresenta uno dei punti estremi di diffusione meridionale. Si tratta di una ceramica di impasto paglioso, verdastro o camoscio, a volte dipinta con motivi semplici e lineari, più spesso incisa con motivi a spina di pesce o bande di linee orizzontali o ondulate. La maggior parte dei vasi era tuttavia priva di decorazione. Alle soglie dell’urbanizzazione, il periodo tardo obeid è infatti ormai lontano dalla splendida stagione della ceramica dipinta neolitica che ha avuto nella valle di Hamrin, come nel resto della Mesopotamia diverse espressioni, culminanti con il periodo halaf. Anche gli strumenti litici sono abbondanti, in selce e quarzite oltre a belle lame in ossidiana (pietra vulcanica di provenienza anatolica).


TELL KESARAN


Il tell, largo e basso, sorge ai piedi della grande collina di Yelkhi su cui si ergeva il palazzo fortificato del livello I e conserva i resti di un villaggio di età cassita. Alla prima fase abitativa sono da attribuire una serie di forni per la cottura della ceramica i cui più raffinati esempi sono stati rinvenuti nella zona residenziale del palazzo. L’abbandono della grande residenza di Tell Yelkhi dovette costituire il motivo della decadenza dell’abitato rurale di Kesaran che conobbe comunque una limitata frequentazione databile all’età neoassira.


TELL HARBUD


Strutture in mattone crudo, focolari in aree aperte, ossa animali e il ritrovamento di fusarole fanno pensare che Tell Harbud fosse un piccolo stanziamento a carattere agricolo. Le caratteristiche morfologiche della ceramica ritrovata durante lo scavo si inquadrano in un orizzonte culturale tipico della metà del I millennio a.C.


TELL AL-SARAH


Durante l’età sasanide la microarea intorno al sito di Yelkhi conobbe un periodo di ripresa dovuto certo alle imprese di canalizzazione, di cui si sono rilevati i resti durante lo svolgersi delle prospezioni geomorfologiche, che portarono ad un favorevole rinnovamento delle condizioni ambientali. Il villaggio di Tell al-Sarah doveva dunque appartenere ad una serie di stanziamenti di tipo rurale sviluppatisi grazie alla politica di sfruttamento agricolo promosso dal potere centrale sasanide.


TELL MAHMUD


Il centro residenziale di Tell Mahmud (la mancanza di installazioni da cucina, focolari e ceramica da fuoco fa propendere per questa ipotesi) venne edificato seguendo precisi criteri: un grande recinto quadrangolare con gli angoli orientati ai punti cardinali. Lungo il lato nord orientale si addossano cinque ambienti in cui sono stati ritrovati in particolare abbondanti frammenti di recipienti in vetro, le cui caratteristiche tecniche e morfologiche portano a datare il sito al periodo iniziale dell’età islamica.



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